Bersani si aggrappa all’Italicum: se non cambia non lo votiamo. Ancora minacce, ma finora ha vinto sempre Renzi

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Le nuove minacce della minoranza dem non fanno certo paura a Matteo Renzi, che intanto incassa le critiche ma porta a casa un altro risultato. Il sostegno del suo partito anche sul ddl Boschi che supera brillantemente l’esame della Camera. Pier Luigi Bersani ribadisce quanto già affermato nei giorni scorsi: “O si cambia l’Itaicum o non lo voto”. Staremo a vedere.

DEM AD ALTA TENSIONE
Area Riformista e Sinistra dem, infatti, denunciano la “distorsione dell’equilibrio democratico” che si verrebbe a creare qualora, dopo il via libera della riforma costituzionale da parte della Camera, non si procedesse con gli opportuni corretivi alla legge elettorale. “Il combinato tra legge elettorale e riforma costituzionale”, afferma Bersani, “ci consegna una deformazione seria dell’equilibrio democratico”. Secondo l’ex segretario del Partito democratico la deformazione si verebbe a creare a causa di un Senato non elettivo e da una Camera in cui la grande maggioranza dei rappresentanti viene scelta dai partiti e non dai cittadini. “Senza modificare la legge elettorale, ci metteremo in una situazione sconosciuta alle democrazie del mondo”, sostiene il leader della minoranza interna Bersani, “Per questo mi auguro che non ci si dica che ci impuntiamo sui dettagli e spero che vengano meno queste intenzioni di non toccare nulla, perché altrimenti quella legge non é votabile”.

LA FRONDA CRESCE
Se l’ex segretario alla fine ha votato sì con riserva, c’è chi ha scelto subito la linea ostile come Stefano Fassina che non ha partecipato al voto sulle riforme costituzionali alla Camera e spiega: “Abbiamo fatto un’analisi condivisa cioè il fatto che il pacchetto legge elettorale, riforma del Senato non funziona, si determina un presidenzialismo di fatto senza i contrappesi e le garanzie che dovrebbe avere ed è compromessa la piena autonomia dei parlamentari”. Al voto non hanno partecipato nemmeno altri esponenti dem come Civati, Booccia e Pastorino. Il premier è avvertito. Finora, però, è riuscito sempre a spuntarla.