Il ministro è Calenda, ma comanda De Vincenti. Fiction allo Sviluppo

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Alla fine Luca Cordero di Montezemolo non è sceso in politica, ma ha comunque regalato alla Patria il nuovo ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda. Con una procedura  istituzionale decisamente innovativa, il nome del successore di Federica Guidi è stato annunciato dal premier Matteo Renzi a Che tempo che fa, da Fabio Fazio, sulla tv di Stato. Una scelta che ha spiazzato un po’ tutti, quella di Calenda, che solo due mesi fa era stato scelto dallo stesso Renzi come nuovo ambasciatore a Bruxelles al posto del “troppo” prodiano Stefano Sannino, nella speranza di avere un’interlocuzione più vivace e autonoma con le tecnostrutture europee. Doveva guidare una rivoluzione epocale nel modo di tutelare gli interessi nazionali nel mondo, e invece viene promosso ad altro incarico in un battibaleno.  Chissà lo stupore della Commissione nel vedere questo valzer di ambasciatori. Al ministero il quarantatreenne Calenda, nipote del regista Luigi Comencini, arriva forte della sua esperienza di manager esperto in marketing e relazioni internazionali, accumulata alla Ferrari con Montezemolo, a Sky Italia e poi a Confindustria ancora con l’attuale presidente di Alitalia. Poi, a forza di frequentarla, si è buttato in politica con Mario Monti nel 2013, ma ha fallito lo sbarco a Montecitorio. Poco male: è stato riscoperto da Renzi, sempre a caccia di personaggi che possano dare un’impressione di nuovo. E peccato se al Mise tutti dicono che il vero ministro lo farà Claudio De Vincenti. Da Palazzo Chigi.