Missione russa Covid, non fu spionaggio. Razov: “Al popolo italiano è stata tesa una mano”. Ecco cosa ha detto ieri Conte al Copasir

Missione russa Covid
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La missione russa per l’emergenza Covid in Italia si sviluppò esclusivamente sul piano degli aiuti sanitari in un momento di grande difficoltà in cui ci mancavano mascherine, respiratori e altri strumenti di protezione.

La missione russa per l’emergenza Covid in Italia si sviluppò esclusivamente sul piano degli aiuti sanitari

Lo ha assicurato ieri al Copasir l’ex premier Giuseppe Conte dopo che sulla missione russa in Italia nel 2020, visto l’attacco fatto dai russi al ministro della difesa Lorenzo Guerini (leggi l’articolo) e le polemiche degli ultimi giorni, sono stati sollevati numerosi interrogativi, ipotizzando che più che una missione di aiuto a un Paese messo in enorme difficoltà dal Covid quella concordata tra l’allora presidente del Consiglio e Vladimir Putin si fosse trasformata in una missione di spionaggio.

Il leader del Movimento 5 Stelle ha chiesto subito di essere ascoltato dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, al fine di eliminare qualsiasi dubbio. “I nostri apparati – ha specificato Conte parlando della missione “Dalla Russia con amore” – dalla difesa all’intelligence, agli esteri, alla protezione civile, vigilarono costantemente perché questa missione si svolgesse lungo i binari concordati”.

Federica Dieni, vice presidente del Copasir, e i pentastellati Maurizio Cattoi e Francesco Castiello hanno anche assicurato che l’audizione dell’ex premier non era dovuta, “dato che sin da subito abbiamo avuto il quadro chiaro della situazione”.

“Il Copasir – hanno evidenziato – si era già occupato della questione ascoltando i capi del Dis, Aisi e Aise proprio per dissipare qualsiasi dubbio, come è riportato nella Relazione annuale del Comitato. La disponibilità da parte di Giuseppe Conte ad essere audito è un ulteriore conferma circa la trasparenza della missione che si è svolta esclusivamente in ambito sanitario e sempre sotto la stretta sorveglianza dei militari italiani”.

Per loro, le dichiarazioni e le ipotesi di presunti ricatti di questi giorni da parte della Russia contro l’Italia, oltre a far parte di una strategia di propaganda, rappresentano una distorsione “insensata e malevola” rispetto ad un momento di emergenza straordinaria.

Missione russa Covid, il 22 marzo 2020 arrivarono a Roma 106 tra medici e militari russi

Il 22 marzo arrivarono a Roma 106 medici e militari russi, con 14 aerei cargo militari Ilyushin 76, che operarono poi in Lombardia, occupandosi anche della sanificazione di una serie di case di riposo nelle province di Bergamo e Brescia. Dopo gli attacchi a Guerini sono riesplose le polemiche su una presunta attività di spionaggio e sull’interesse dei russi a carpire soltanto informazioni per poi sviluppare Sputnik, il loro vaccino, oggetto successivamente anche di un accordo scientifico con l’Istituto Spallanzani di Roma.

Dubbi amplificati dalle parole dell’ex capo di Stato maggiore della Difesa, Enzo Vecciarelli, per il quale i russi vennero in Italia “per cose buone e per altre meno buone”, specificando che tentarono alcune operazioni bloccate dai militari italiani, e dell’ex coordinatore del Cts, Agostino Miozzo.

Sospetti smentiti però da Conte e prima di lui dallo stesso Franco Gabrielli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti. Italia Viva però non cede. “Alla luce dell’audizione di oggi la vicenda la questione deve essere ulteriormente approfondita”, ha scritto ieri su Facebook il senatore di Italia viva, Ernesto Magorno.

“La missione russa è andata solo nei posti indicati dall’Italia – ha detto questa mattina l’ambasciatore russo in Italia, Sergej Razov -, facevamo solo quello che veniva detto dai colleghi italiani. La missione è terminata quando l’Italia ha proposto di terminarla e le autorità ci hanno espresso gratitudine per quanto fatto. Al popolo italiano è stata tesa una mano di aiuto, ma se qualcuno morde questa mano non è molto onorevole”.