Moavero Milanesi chi? Tutti rubano la scena al neo ministro degli Esteri. Conte e Salvini fanno tutto loro sulle questioni internazionali

di Fabrizio Gentile
Politica

In fondo ha diversi motivi per essere soddisfatto. Non era per niente prevedibile, né scontato, che Enzo Moavero Milanesi riuscisse a entrare nel Governo a trazione pentaleghista, per di più in un ministero “chiave” come quello degli Esteri. È appena il caso di ricordare, infatti, che Moavero è stato ministro degli affari europei nel Governo di Mario Monti, letteralmente “cannoneggiato” da leghisti e Cinque Stelle. Per giunta si tratta dello stesso Esecutivo che ha messo in campo quella legge Fornero sulle pensioni il cui smantellamento è uno dei punti cardine del programma giallo-verde. Alla Farnesina, però, qualcuno sta facendo notare che Moavero rischia di risultare un ministro “dimezzato”. Qual è esattamente il ragionamento?

Il punto – Difficile non notare, sul tema del contrasto ai flussi di migranti, l’attivismo di cui si è immediatamente impossessato il ministro dell’interno, Matteo Salvini. Il quale, per onorare fino in fondo le promesse elettorali, sta anche pensando a un giro di orizzonte diplomatico nei principali Paesi coinvolti nel femeno: non solo Libia e Tunisia, da dove stanno riprendendo gli sbarchi, ma anche alcuni Stati sub-sahariani. Insomma, sembra proprio che il leader del Carroccio, che è anche vicepremier, voglia inaugurare un tour diplomatico ad ampio raggio. E qui si arriva alla Farnesina. In teoria un’operazione di questo tipo dovrebbe essere condotta proprio dagli Esteri, ministero deputato alla ricerca del miglior equilibro con le controparti internazionali. Ma in queste ore di super movimentismo salviniano la figura di Moavero sembra finire ai margini. Magari è solo un’impressione. Magari l’interlocuzione tra Viminale e Farnesina è già stata innescata. Ma in una politica fatta anche di immagini il protagonismo estero di Salvini pare non lasciare molto spazio di visibilità al “tecnico” Moavero.

L’altro tema – Lo stesso dicasi per quanto riguarda la questione russa. Dopo Salvini, anche il presidente del consiglio Giuseppe Conte, impegnato ieri e l’altro ieri nei discorsi in Parlamento per ottenere la fiducia, ha reclamato la necessità di guardare con favore al rapporto tra Roma e Mosca. Qualcuno ha ironicamente notato che Conte si è rifugiato nel più classico “ma anche” di veltroniana memoria per far capire che in realtà il Belpaese resta ancorato all’allenza con gli Stati Uniti e alla tradizione atlantica. Ma pure in questa occasione l’argometo “esteri” è stato affrontato in prima persona da premier e vicepremier, con semplici ritagli di spazio dedicati a Moavero. Anzi, in alcuni ambienti si fa notare che il titolare della Farnesina su questi temi si è letteralmente defilato. Certo, è possibile che nei prossimi giorni Moavero se ne esca con una bella intervista per chiarire la sua posizione. Il fatto certo, però, è che per adesso con Salvini pare proprio non toccare palla. Oppure è solo un effetto (transitorio) della sua “particolare” appertenenza a questo Governo.