Modena, chiedevano soldi all’azienda per stemperare la protesta. Arrestati due sindacalisti del Sì Cobas

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Due esponenti di spicco del sindacato “Sì Cobas” sono stati arrestati a Modena dalla polizia con l’accusa di estorsione. I due sono stati fermati in flagranza di reato quando avevano appena incassato parte del denaro frutto dell’estorsione nei confronti di un noto gruppo industriale del modenese attivo nel settore della lavorazione delle carni. I due sindacalisti avrebbero chiesto soldi per assicurare di frenare la protesta e le azioni di picchettaggio nei confronti delle aziende del gruppo.

L’arresto è avvenuto in flagranza di reato. Perché i due esponenti sono stati bloccati dalla polizia all’interno dello stabilimento Alcar Uno di Castelnuovo Rangone, dove avevano appena riscosso 5mila euro, corrispondenti alla seconda rata. Secondo quanto rivelato dagli inquirenti il conteggio complessivo dell’estorsione sarebbe di 90 mila euro. Estorsione che sarebbe stata perpetrata ai danni dell’amministratore delegato dell’azienda che fa capo alla famiglia Levoni, gruppo leader nella lavorazioni delle carni.

I due sindacalisti arrestati appartengono alla stessa sigla sindacale. Le iniziali dei due sono A.M. e D.P. Le indagini sono partite dopo una serie di proteste sindacali. Per protestare erano stati attuati picchettaggi e blocchi di merci nei confronti dell’azienda. Proteste che si sono impennate nei mesi di novembre e dicembre quando le manifestazioni di protesta sono state messe in piedi anche senza alcun preavviso per creare seri danni all’azienda. Proteste dure, durissime. In cui ci sono stati anche scontri con le forze dell’ordine, con più persone costrette anche a recarsi in ospedale per ricevere le cure del personale sanitario.

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