In Molise la ex leghista Calenda salva il governatore Toma. E vince la poltrona. Incredibile dietrofront sulla sfiducia

In Molise la ex leghista Calenda salva il governatore Toma
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Se non fosse tutto maledettamente vero, si farebbe fatica a credere. Eppure il Molise regala ancora una volta tripli salti carpiati che neanche le favole più lontane dalla realtà. In sintesi: la mattina di due giorni fa sembrava ormai certo che il governatore Donato Toma potesse essere sfiduciato e dunque potesse cadere la giunta regionale; la mozione presentata da Pd e Movimento cinque stelle aveva raggiunto i numeri necessari per far cadere il governo molisano.

Passano soltanto poche ore (è bene ribadire: non giorni, ore) e una firmataria della mozione di sfiducia, Filomena Calenda (nella foto), non solo ritira la firma della mozione ma, già che c’era, entra pure in giunta come assessore. Niente male. Ma chi è Mena Calenda da Isernia? Eletta con la Lega in consiglio regionale, era uscita dal partito come dissidente e si è ripresa la sua rivincita dato che Toma ha ben pensato di darle il posto di un altro leghista, Michele Marone. La ragione? A pensar male si fa peccato, ma la differenza tra Calenda e Marone è che il secondo è un esterno e dunque in termini numerici è ininfluente quando c’è una mozione di sfiducia da votare.

LA SPIEGAZIONE. Ma come avrà giustificato la nostra Calenda questo passaggio dall’essere pronta a far cadere la giunta ad esserne parte integrande ed attiva? “Vorrei fosse chiaro che non ho reclamato io il posto di assessore, la scelta è venuta fuori dalla maggioranza. Io sono stata eletta, non sono una esterna. E poi sono convinta che nel momento in cui si riveste un ruolo più importante si è anche più in grado di incidere su tutti quei problemi che mi sono stati evidenziati nel mio ruolo di consigliere regionale dalle persone più fragili che oggi come ieri mi chiedono di intervenire. Pensiamo ai non autosufficienti e a tutti i miei cavalli di battaglia”, ha spiegato intervistata dal giornale locale online Primonumero.

GOVERNATORE IN BILICO. Al di là di quali siano le nobili ragioni del cambio di passo, quel che è certo è che Donato Toma è salvo. Sembrava ad un passo dal capitombolo e invece si è salvato in extremis grazie all’importante – e per alcuni inaspettato – cambio di prospettiva di Filomena Calenda. Peraltro, è a quanto pare, il rimpasto di giunta potrebbe essere solo all’inizio: vista la maggioranza traballante e la non perfetta – secondo le malelingue – gestione dell’emergenza Covid da parte di Toma, l’idea del governatore è capire di chi ci si può realmente fidare per garantire la sopravvivenza dell’amministrazione regionale. Chi vivrà vedrà.

AL LAVORO. Per adesso a sorridere è sicuramente la Calenda. Anche per ragioni economiche (anche se, ovviamente, è chiaro che la neo-assessora non l’ha fatto per questo). Se infatti un consigliere regionale arriva a prendere, stando alle cifre pubblicate sul sito istituzionale della Regione, 7.704 euro mensili lordi, un assessore può percepire 9.908 euro lordi. Non male per chi era a un passo dal rinunciare anche allo stipendio base, cosa che verosimilmente sarebbe accaduta se la giunta fosse caduta. I problemi, nel frattempo, in Molise restano, specie sul fronte sanitario e della crisi economica e lavorativa che ne è nata. Niente paura. La giunta ha un nome forte su cui puntare: a chi è stata assegnata la delega alle Politiche del lavoro? Ma alla Calenda, ovviamente.

 

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