Monteverdi ritorna in laguna. Gardiner porta in scena le sue tre opere a La Fenice di Venezia. Un tour mondiale per i 450 anni del compositore

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“Monteverdi è il precursore della musica moderna, colui che ha trascinato la musica medievale e rinascimentale nel XVII secolo: è l’equivalente di Galileo, Kepler e Bacon”. Parla con passione, Sir John Eliot Gardiner (nella foto), fondatore e direttore artistico del Monteverdi Choir & Orchestra, di English Baroque Soloists e dell’Orchestre Révolutionnaire et Romantique.

Considerato uno dei direttori più versatili del nostro tempo, Gardiner inaugurerà oggi (16 giugno) a Venezia la tappa italiana del tour dedicato ai 450 anni di Monteverdi. Sei recite alla Fenice per portare in scena “Orfeo”, “Il ritorno di Ulisse in Patria” e “L’incoronazione di Poppea”, e un’unica rappresentazione celebrativa dei “Vespri” alla Cattedrale di Cremona, il 24 giugno.

Un tour mondiale di alto respiro, con tappe anche a Salisburgo, Lucerna, Berlino, Parigi, New York e Chicago. “Le 30 esibizioni delle tre opere sopravvissute di Monteverdi in forma di concerto, in dieci diversi Paesi, sono un’opportunità per rivedere la sua eredità operistica e rendere omaggio a ciò che gli dobbiamo, come artisti e come esseri umani,” commenta Elsa Rooke, direttore artistico del tour Monteverdi 450.

Rooke spiega l’importanza della tappa veneziana del tour, raccontando come Venezia sia stata una città essenziale per il percorso artistico di Monteverdi. “I primi teatri pubblici di Venezia sono stati inaugurati nel 1637. Sia il Ritorno d’Ulisse, sia l’Incoronazione di Poppea sono stati composti negli anni successivi e tracciano il segno di una nuova teatralità, anche grazie alle opportunità offerte dai nuovi, spettacolari effetti meccanici.”

Delle tre opere, l’Orfeo è l’unica a non aver subito l’influenza dell’esperienza veneziana di Monteverdi, essendo stata composta nel 1613, prima che il compositore si trasferisse a Venezia. “L’Orfeo è totalmente innovativo, un punto di riferimento nella storia dell’opera che conserva una dimensione sacra, con il destino dell’uomo ancora rigorosamente governato dalla legge divina,” continua la Rooke. “Le altre due opere, invece, esplorano il carattere barocco con l’ossessione per il tempo e per la morte, la continua contraddizione tra i dolori e i piaceri indotti dall’Amore e sono caratterizzate da un respiro epico e da una dimensione politica. Mentre Orfeo era ancora un modello di eroe sacro, alla fine redento dalla fede divina, Ulisse e Penelope erano già personaggi molto più umani, più fragili, tormentati da tempo, fortuna e amore. Nerone e Poppea, infine, rappresentavano affascinanti figure di un potere trionfante, di un Amore senza scrupoli.”

Per questo tour, Sir John Eliot gardiner ha scelto un approccio nuovo all’opera monteverdiana. Sarà un susseguirsi di colpi di scena, in cui gli spazi convenzionali non sono delimitati: cantanti e musicisti si esibiscono nello stesso spazio, superando la classica divisione fra palcoscenico e buca. Lo scopo è quello di mostrare l’unità tra musica e dramma, e di offrire al pubblico l’opportunità di collegare in modo naturale e diretto ciò che vede e sente. “È la traduzione letterale del dramma per musica,” prosegue la direttrice artistica. “Credo che cantanti e musicisti si sentano ugualmente parte della stessa storia.  E, questo, il pubblico lo percepisce con chiarezza.”

Secondo Elsa Rooke, a incrementare il successo di questo tour è l’attualita’ delle opera di Monteverdi. “Le opere di Monteverdi rimangono fondamentali, più influenti e moderne di qualsiasi altro lavoro successive -esattamente come le opere di Shakespeare nel teatro di prosa. Il “dramma musicale” di Monteverdi e’ ancora oggi una lezione di come la musica e le parole possano essere una sola cosa.”

E’ d’accordo anche il contro-tenore Carlo Vistoli, tra i protagonisti di due delle opera della trilogia. “Tutta la produzione monteverdiana, sacra e profana, è caratterizzata da una continuo lavoro di ricerca e sperimentazione, che ne fanno uno dei compositori più innovativi. Come per la pittura del primo Seicento (Caravaggio e i Caravaggisti, De Ribera, Giordano, ecc.), la musica di Monteverdi è percorsa da chiaroscuri e da una forte drammatizzazione, e credo che tuttora parli a noi uomini del XXI secolo in maniera diretta.”

“I personaggi di Monteverdi sono complessi, dalle molte sfaccettature – in altre parole, umani,” conclude il cantante.  I solisti scelti per il tour sono internazionali e provengono da diversi ambiti artistici e professionali; una scelta che rispetta la filosofia di Monteverdi, che esprime le complessità e le contraddizioni della vita. “Trovo Monteverdi un autore straordinariamente radicale,” conclude Sir John Eliot. “È affascinato dall’intera gamma di emozioni umane: pietà, tenerezza, rabbia, furia, amore… tutto. Monteverdi stimola emozioni crude, centrali e commoventi. Per questo è speciale e per questo sono incantato da lui e dalle sue opere, che hanno aperto un sentiero per i compositori arrivati dopo di lui. Ancora oggi, il processo di esplorazione della sua opera non è terminato.”

 

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di Gaetano Pedullà

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