Morire di caporalato. Un’altra vittima nelle campagne di Metaponto. Braccianti al servizio delle agromafie. E non solo nel Mezzogiorno d’Italia

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Di estate in Italia si muore. E, purtroppo, non solo di caldo. È il caporalato a mietere ancora vittime. Siamo a Potenza, all’ospedale “San Carlo”. Qui, ieri, è morto Arcangelo De Marco, il bracciante di 42 anni di San Giorgio Jonico (Taranto), dopo essere stato ricoverato per oltre un mese. Arcangelo era stato colpito da un malore nelle campagne di Metaponto il 5 agosto scorso, mentre lavorava all’acinellatura dell’uva. Un malore che l’aveva mandato in coma. Ma Arcangelo non è il primo a morire nei campi di coltura. A rendere il destino beffardo, il fatto che il bracciante condivideva con Paola Clemente (la donna morta – sempre dopo aver accusato un malore – nelle campagne di Andria, a 49 anni, lo scorso 13 luglio) non solo il lavoro, ma anche il paese d’origine. DOPO LE PROMESSE, OCCORRONO I FATTI Ora, sia nel caso di De Marco sia in quello di Clemente, sono state aperte inchieste, ora in mano alla procura di Trani. Ma la questione è ben più drammatica, come denunciato anche dal sociologo Marco Omizzolo, che si occupa da anni del caporalato, specie nelle campagne dell’Agro Pontino (altra terra martoriata dallo sfruttamento di braccianti al servizio di agromafie e di imprenditori neo-schiavisti). Secondo Omizzolo occorre che ad occuparsi della problematica, dopo anni di promesse, sia il governo, come d’altronde riconosciuto anche dal ministro Maurizio Martina, il quale si è impegnato per l’approvazione al più presto di un testo di legge per comparare il caporalato all’attività mafiosa. Ma, secondo le associazioni non basta. “È assurdo – dicono – che quando la magistratura scopre un sistema di vero e proprio sfruttamento, a pagare sia solo il caporale e non l’imprenditore per cui pure il caporale lavora. Così come è incredibile che poi le aziende coinvolte continuino a beneficiare dei fondi nazionali e comunitari. La legge va cambiata subito”. SALGONO LE VITTIME Intanto le vittime continuano a salire. Siamo, ora a quota, 14 con Arcangelo. Solo in Puglia, prima del bracciante tarantino, sotto il sole cocente di Nardò ha perso la vita un immigrato, stessa sorte per un tunisino a Polignano a Mare (anche in questo caso è stata aperta un’inchiesta).