Mps diventerà una banchetta. Tagli durissimi per salvarla. Il nuovo piano industriale non esalta il mercato

di Sergio Patti
Economia

Dopo la cavalcata dei giorni scorsi era prevedibile che il titolo del Monte dei Paschi di Siena si prendesse una pausa. Il -15% proprio nel giorno in cui sono emersi i dettagli del piano industriale portato in Cda dall’amministratore delegato Marco Morelli non deve essere letto quindi come una bocciatura di un progetto che peraltro lascia tutte le porte aperte. A partire dal possibile ingresso di nuovi soci o dal disegno delineato da Corrado Passera. Nel frattempo però la banca dovrà fare i compiti a casa. E stavolta si tratta di compiti gravosi. nel piano di Morelli sono previsti infatti 2.600 esuberi nel triennio 2016-2019 e la chiusura di 500 filiali. Del grande Mps resterà solo il ricordo.

TEMPI STRETTI
Il punto chiave sta però nel rafforzamento patrimoniale, per il quale Rocca Salimbeni vuole procedere a tappe forzate, già entro quest’anno se le condizioni dei mercati (per la verità non facilissime) lo permetteranno. Lo scenario che attende l’assemblea straordinaria del prossimo 24 novembre è dunque tutto da definire. In teoria si potrebbe arrivare ad approvare un aumento di capitale fino a 5 miliardi di euro che sarà con “esclusione o limitazione del diritto di opzione” e secondo Morelli dovrà “esercitarsi entro e non oltre il 30 giugno”. Ma le cose potrebbero andare anche molto diversamente. La cifra dell’aumento di capitale potrà infatti diminuire in base alle adesioni alla conversione volontaria dei bond, a “eventuali cornerstone investors, che si rendessero disponibili ad acquistare una partecipazione significativa nel capitale sociale della Banca” e a “una ulteriore componente per cassa, di cui una parte potrà essere destinata agli attuali azionisti della Banca”. Tutto dipende, insomma, da come andranno molte cose.

VIA I CREDITI DIFFICILI
Parallelamente si procederà con il previsto deconsolidamento dal bilancio di 27,6 miliardi di crediti in sofferenza, attraverso la cessione a un veicolo di cartolarizzazione ad un prezzo pari a circa 9,1 miliardi (ovvero il 33%). Fardello che sarà preso sulle spalle dal solito Fondo Atlante per un importo pari a circa 1,6 miliardi. Tra le altre novità, annunciato infine l’accorpamento delle azioni, una nuova ogni cento, e il ritorno a consistenti utili. A fine piano, nel 2019, Mps prevede infatti un utile superiore a 1,1 miliardi di euro, a fronte dei primi nove mesi di quest’anno chiusi con una perdita di 849 milioni.