Muri contro i migranti, folle proposta di Orbán & C. Dodici Stati vogliono costruire barriere alle frontiere. Salvini si accoda ma a rimetterci sarebbe l’Italia

Salvini Orbán
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Che il problema delle migrazioni sia un punto dolente in Europa, lo sappiamo da tempo. Però pochi si sarebbero aspettati la mossa di dodici ministri dell’Interno degli Stati Ue che ieri, a poche ore dall’inizio del meeting in Lussemburgo, hanno pensato bene di prendere carta e penna per inviare una lettera alla Commissione europea e alla presidenza di turno del Consiglio europeo per chiedere che vengano utilizzati – e soprattutto finanziati – nuovi strumenti per proteggere le frontiere esterne dai flussi migratori incontrollati.

Una proposta basata su muri e recinzioni che tutti si aspettavano sarebbe stata rigettata da Bruxelles, forse perfino con una pernacchia visto che già in passato simili eventualità sono state avversate dall’Ue, ma che, a sorpresa, è stata sostanzialmente giustificata dalla commissaria agli Affari Interni, Ylva Johansson. Quest’ultima ha spiegato, infatti, che “bisogna rafforzare la protezione dei nostri confini esterni, alcuni Stati membri hanno costruito recinzioni e strutture di protezione, ne hanno il diritto e lo posso capire. Ora però, se occorre utilizzare i fondi Ue per fare questo, devo dire no”.

FAIDA TRA ALLEATI. A firmarla la richiesta sono stati: Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia e Slovacchia. Un insieme di Paesi sovranisti e frugali che hanno messo nero su bianco che “la barriera fisica sembra essere un’efficace misura di protezione delle frontiere che serve l’interesse dell’intera Ue. Questa misura legittima dovrebbe essere ulteriormente e adeguatamente finanziata dal bilancio dell’Ue in via prioritaria”. Si tratta di “nuovi strumenti che permettano di evitare, piuttosto che affrontare in seguito”, prosegue la lettera, “le gravi conseguenze di sistemi migratori e di asilo sovraccarichi e capacità di accoglienza esaurite che alla fine influiscono negativamente sulla fiducia nella capacità di agire con decisione, quando necessario”.

In altre parole è la vittoria della linea di Viktor Orbán che già nei mesi scorsi ha fatto discutere, provocando fortissimi attriti con gli altri Stati europei e altrettanti applausi da parte dei sovranisti. Intendiamoci, la richiesta è destinata a essere cestinata ma è evidente che ha già spaccato in due l’Europa. Del resto era davvero inevitabile finisse così perché proprio quei muri e quelle barriere finirebbero per mettere sotto pressione i Paesi del Mediterraneo, in particolare Italia, Spagna e Grecia, che si troverebbero ancor più soli a fronteggiare l’intero peso dei flussi migratori. Proprio alla luce di tutto ciò appare incomprensibile la posizione di Matteo Salvini che ieri si è schierato a fianco dei dodici firmatari.

“Se ben 12 Paesi Europei (Austria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lituania, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia e Slovacchia) con governi di ogni colore chiedono di bloccare l’immigrazione clandestina, con ogni mezzo necessario, così sia. L’Italia che dice?”. Parole a cui ha risposto l’intero M5S con Giuseppe Conte convinto che il problema dei migranti “non si risolve con filo spinato o muri” e l’ex ministra Lucia Azzolina secondo cui: “La parola ‘muro’ mi fatto molta paura, i muri dividono e la storia li ha anche abbattuti. Le barriere fisiche sono esclusivamente mentali: è la paura del diverso. Non è questa l’Europa che immagino e che vorrei”.