Napolitano ora nega, ma la riforma è a tempo e il governo pure

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di Angelo Perfetti

Dire che questo Parlamento abbia le idee confuse è quasi un eufemismo. Un dato su tutti: la necessità impellente di fare le riforme, strombazzata in ogni dove come improrogabile e urgente, ma poi bloccata dall’attesa per il lavoro del Comitato che non potrà avvenire prima dell’autunno. E con il lavoro dei saggi da iniziare subito (riunioni una volta a settimana) ma che, alla fine, potrebbe essere solo un esercizio di stile. Ci vuole ottimismo, dicono dal Palazzo. Sarà, ma suona un po’ pretestuoso l’annuncio dato dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, sul fatto che il ddl sulle riforme approvato ieri dal Consiglio dei Ministri ‘’sarà trasmesso al Senato dove il Governo chiederà la procedura di urgenza per dare certezza e ridurre i tempi di discussione e approvazione del provvedimento’’.
‘’E’ la dimostrazione – ha proseguito Franceschini – della volontà del Governo di andare avanti rapidamente e con determinazione sulle riforme”. Effettivamente il Parlamento aveva dato mandato 8 giorni fa al Governo di tradurre in un ddl il contenuto della mozione entro il 30 giugno. Il governo lo ha approvato ieri, con molto anticipo sui tempi fissati. Ma da qui a dire che le riforme si faranno – e presto – è tutta un’altra storia. Non solo se ne parla ad autunno inoltrato, ma c’è anche la vicenda giudiziaria del Cavaliere ha minarne il percorso (anche se, nelle dichiarazioni ufficiali, Berlusconi ha escluso che le sue vicende giudiziarie possano influire sull’attività parlamentare del gruppo), Poi il loro lavoro dei saggi dovrà essere posto all’attenzione del Parlamento, e non è detto – viste le dichiarazioni uscite fuori dal Transatlantico – che invece di un ausilio non diventi un ostacolo alla rapida conclusione dell’iter..

L’altolà della Bindi
“Esamineremo con grande attenzione il testo del ddl costituzionale approvato dal Consiglio dei ministri. Nel frattempo però – ha detto Rosy Bindi (Pd) – non convincono alcune spiegazioni del ministro Quagliariello. Non si vede per quale motivo il Parlamento debba aspettare alcuni mesi, quando le Commissioni Affari costituzionali sono pienamente in funzione e legittimate a farlo. Né appare chiaro – aggiunge – il ruolo del comitato degli esperti: forse il governo vuole farci risparmiare le audizioni parlamentari? Nessuno si illuda di precostituire con il lavoro degli esperti quello del Parlamento. Appaiono più che fondati i dubbi e le preoccupazioni sulla mozione di maggioranza, raccolti nel documento sottoscritto da oltre quaranta parlamenti Pd. Non staremo certo con le mani in mano in attesa della formazione della Commissione dei 40, c’è da fare la nuova legge elettorale e proporrò di affrontare, fin d’ora, la questione del conflitto d’interesse”.

Le perplessità nel Cdm
In Consiglio dei ministri ha destato qualche perplessità l’idea di dettare un vero e proprio cronoprogramma sull’iter delle riforme. Qualche ministro, viene riferito, ha tentato di aprire una discussione sulla tempistica contenuta nel ddl costituzionale sulle riforme. Non bisogna comprimere i tempi, qui – ha per esempio osservato il ministro degli Esteri, Emma Bonino – stiamo cambiando la Costituzione, non le regole di un condominio…
Anche altri membri dell’esecutivo hanno chiesto – secondo quanto viene riferito – maggiori notizie, anche sui temi del referendum e della legge elettorale. Non c’è stato alcun dibattito però in quanto la questione si è subito chiusa visto che sia Gaetano Quagliariello che altri esponenti dell’esecutivo hanno sottolineato come il ddl riprenda semplicemente le linee delle mozioni approvate dal Parlamento. “Ci siamo mossi rispettando pedissequamente le mozioni approvate dalle camere – spiega un ministro – ora tocca al Parlamento avviare il lavoro”. A quel punto tutti i membri del governo hanno dato il via libera.

Le rassicurazioni di Letta
“E’ un impegno – ha osservato il presidente del Consiglio – che va rispettato, anzi siamo in anticipo sul programma visto che avevamo dato come scadenza la fine di giugno. Toccherà al Parlamento – ha sottolineato ancora il premier secondo quanto viene riferito – confrontarsi nel merito, noi abbiamo avviato il percorso.

Evitare dispute accademiche
“L’unico rischio – ha detto Annagrazia Calabria, deputato del Pdl – è quello di cadere nell’accanimento modellistico, cioè in una disputa accademica”. Già, ma tra dubbi, veti incrociati e magistratura, siamo proprio sicuri che sia l’unico?!