Con la Nasa e l’Italia alla scoperta dei misteri di Venere. Si lavora alle sonde Veritas e Davinci. E corrono pure indiani e russi

Venere
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Nel 1950 venne pubblicato “Mondi in collisione” di Immanuel Velikovsky, uno studioso sovietico di origine ebraica che emigrò negli USA dove divenne intimo amico di Albert Einstein. Nel libro, a lungo osteggiato dalla comunità scientifica, l’autore espone la teoria catastrofista: se la Terra è così come è oggi, lo deve a una serie di fenomeni cosmici avvenuti intorno al 1500 avanti Cristo, dei quali si troverebbe traccia nelle mitologie di svariati popoli della Terra, compresa la Bibbia.

Circa 3500 anni fa, infatti, una grande massa staccatasi da Giove avrebbe formato una cometa, che avrebbe iniziato a vagare per il Sistema Solare avvicinandosi anche alla Terra e causando devastanti e spettacolari catastrofi naturali, fino a che non si sarebbe stabilizzata trovando una sua orbita a debita distanza dagli altri pianeti, trasformandosi essa stessa in un pianeta. Il pianeta Venere, la stella del mattino.

SULLE ORME DI SANT’AGOSTINO. Le testimonianze scritte di ogni epoca, riportate da Velikovsky, sono innumerevoli ed è sempre incantevole constatare come i nostri antenati, migliaia di anni fa, volgessero costantemente lo sguardo al cielo per cercare di capire i misteri del cosmo. Anche Sant’Agostino, nel libro 21 de “La città di Dio”, parla di Venere e di questo fenomeno citando lo studioso romano Marco Varrone: “Nel cielo, dice, si manifestò un meraviglioso portento; difatti Castore scrive che nella molto luminosa stella di Venere […] si manifestò un portento così grande al punto che mutò colore, grandezza, forma, corso, ed è un fatto che né prima né poi avvenne”.

Continuando nel discorso Sant’Agostino sottolinea che quello che era stato osservato nel cielo e che era stato tramandato aveva spiazzato tutte le leggi astronomiche dell’epoca, al punto che gli studiosi si rifiutavano di credere che fosse avvenuto. Una dinamica che si ripete spesso nella storia.

CHI C’È GIÀ ARRIVATO. Col passare dei secoli non ci siamo più limitati ad osservare il cielo ad occhio nudo, abbiamo inventato prima i telescopi e poi i razzi spaziali, le sonde, i satelliti. I russi furono i primi ad atterrare con una sonda su Venere il primo marzo del 1966, ma Venera3 si schiantò sulla superficie. L’anno successivo Venera4 entrò nell’atmosfera e ci mandò per la prima volta misure dirette da un altro pianeta. Scoprimmo così che Venere, diversamente da ciò che ci si aspettava, non era un pianeta ospitale, ma era più simile a un inferno con un’atmosfera straordinariamente densa composta per il 95% circa di anidride carbonica, una temperatura media di oltre 400 gradi e una pressione 100 volte quella terrestre. Questo sembrò strano, perché Venere è situata nel limite interno della cosiddetta “fascia abitabile”.

Non speravamo che fosse proprio come la Terra, ma neanche così ostile. Uno dei pochi, forse l’unico, che aveva previsto un’alta temperatura superficiale di Venere, era stato proprio Velikovsky.
Negli anni si sono susseguite varie missioni. I sovietici continuarono con le Venera, la NASA negli anni ’70 lanciò le Pioneer Venus, negli anni ’90 ci furono i sorvoli delle missioni Galileo e Cassini-Huygens che raccolsero dati significativi. La Venus Express dell’ESA, entrata in atmosfera venusiana nel 2006, ebbe grande successo e fu prolungata sino al 2012, portando anche alla scoperta di un enorme vortice polare doppio al polo sud del pianeta.

SAPPIAMO POCHISSIMO. Ancora oggi Venere continua a incuriosirci: nonostante sia così vicino a noi, la conosciamo pochissimo. Una missione indiana dovrebbe partire non prima del 2024, la russa Venera-D di Roscosmos è attesa per il 2026 e proprio qualche giorno fa la NASA ha annunciato il lancio di due sonde sul pianeta tra il 2028 e il 2030. La sonda VERITAS, a cui partecipa anche l’Italia, con l’ASI, l’Istituto Nazionale di Astrofisica e la Sapienza, scandaglierà il pianeta per fornirci dettagliate mappe topografiche e scoprire la composizione e la tipologia delle sue rocce.

La sonda DAVINCI studierà l’atmosfera, la sua composizione, la sua formazione e investigherà anche se c’è mai stato un oceano venusiano. È una missione scientifica estremamente ambiziosa e affascinante, e forse ci aiuterà a scoprire se Sant’Agostino prima e Velikovsky poi, ci avevano visto giusto.

Per domande, curiosità, suggerimenti: [email protected]