Questo Natale è il nostro turismo a meritarsi un regalo. Mezzo mondo riapre le frontiere. Ma dagli Usa a Israele le vacanze di fine anno sono ancora rischiose

Natale
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Meno di cinquanta giorni al Natale e le polemiche si accendono sulle destinazioni vacanziere da raggiungere, naturalmente per chi una vacanza può permettertela. Se il Ministro della Salute Roberto Speranza suggerisce soggiorni Made in Italy sarà per una preoccupazione eccessiva o una precauzione necessaria? Le misure adottate sinora dal nostro Paese per ciò che riguarda il contenimento del Covid, incluso il controverso strumento del Green Pass, hanno dimostrato come una campagna vaccinale efficace (stacchiamo di diversi punti la Germania e la Francia) sia l’azione necessaria per mettere in sicurezza i cittadini, con i benefici che a cascata ne conseguono: ripresa del turismo incluso.

L’America, dopo circa venti mesi di chiusura delle frontiere, ha regolamentato l’accesso dei turisti europei con ciclo vaccinale completo attraverso la via dei corridoi “Covid free” percorribili esclusivamente attraverso la mediazione di tour operator che rendono un ricordo il “fai da te” a cui internet e risparmio economico ci hanno abituati. Paesi come Israele, che pure aprono le porte a coloro che vogliono visitarne le meraviglie, hanno introdotto restrizioni estremamente rigide che rendono complessa l’organizzazione del viaggio: vaccinazione completa fatta entro sei mesi, assicurazione Covid attiva prima di entrare sul suolo nazionale, conversione del Green Pass europeo in quello israeliano.

Certo, nulla che non si possa sostenere ma se a questo aggiungiamo che non c’è omogeneità tra le diverse nazioni sull’indice di contagio e sulla capacità del sistema sanitario di accogliere i pazienti la domanda sorge: perché caricarsi dei rischi proprio ora che siamo alla battaglia finale di questa grande guerra? Del resto, prenotare oggi delle vacanze all’estero potrebbe equivalere a non riuscire ad avere certezza di una partenza in sicurezza anti-Covid se la data prestabilita cade nel medio-lungo periodo, perché le nazioni sono soggette per l’altalena dei dati (alcuni virologi parlano della “fase singhiozzo” della pandemia) a entrare e uscire dai paesi ad alto rischio.

Ciò vale anche per le nostre regioni interne: inizia a preoccupare la provincia di Bolzano, il Lazio, la Calabria e altre aeree italiane che potrebbero diventare gialle. Ecco dunque che le parole del ministro Speranza, al netto delle fisiologiche e vacue polemiche di un’opposizione che non concorre al bene del Paese pur riempiendosi la bocca di formule patriottiche, acquistano valore.
Restiamo in Italia, conteniamo i rischi, mettiamo in circolazione linfa economica e ri-scopriamo la bellezza del nostro Paese che da sempre è esempio di grandiosità storico-culturale e oggi anche di estrema efficacia nella lotta alla pandemia.

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