Nel Movimento si riflette su cosa fare da grandi. Nella vicenda ligure si è riproposta la diatriba del tra l’anima sovranista e quella di sinistra

di Giuseppe Vatinno
Politica

I Cinque Stelle sono ad un bivio strategico che per un movimento populista è sempre molto difficile da trattare: che collocazione politica avere? Quali delle due anime, destra/sovranista (minoritaria) o sinistra (maggioritaria) seguire? La questione non è di poco conto e non si esaurisce solo in una pur difficile scelta ideologica, ma riguarda anche la concretezza pratica perché a livello nazionale ha fatto un governo, giallorosso, con il Partito democratico, mentre prima lo ha fatto uno, gialloverde, con la Lega. Lo scorso agosto l’ago della bilancia fu proprio Beppe Grillo che vinse le resistenze dell’allora vicepremier e pluriministro Luigi Di Maio che non vedeva – come disse – di buon occhio un accordo con il Pd, chiamato prima di allora Pdl meno elle, ed anche Davide Casaleggio (nella foto) e il suo entourage non fece i salti di gioia.

La questione dell’alleanza strategica e non solo tattica con il Pd si è del resto riproposta più volte anche recentemente, come per le disastrose elezioni in Umbria in cui la storica roccaforte rossa fu espugnata dalla Lega. In Romagna invece l’alleanza non si fece anche perché il Movimento non si presentò. Le acque in questi giorni sono agitate principalmente per il caso della Liguria dove il Pd e il M5S hanno individuato un giornalista de Il Fatto Quotidiano, Ferruccio Sansa (leggi l’articolo). Scelta divisiva all’interno del Movimento visto che anche Grillo si era sentito attaccato da alcuni suoi articoli e pure Di Maio non pareva molto contento. Alla fine pare tutto rientrato e Grillo, che è anche amico del padre del giornalista, l’ex sindaco di Genova, Adriano Sansa, avrebbe dato il suo beneplacito definitivo, come del resto a ribadito Vito Crimi.

Resta aperta la questione della Puglia, delle Marche e della Campania. Si tratta di regioni dove si gioca il futuro politico del Movimento a livello nazionale perché è chiaro che il tempo degli esperimenti è finito e se si vuole procedere sulla strada di una alleanza organica giallorossa si deve giocare il tutto per tutto per vincere. Non sono possibili più tentennamenti, dubbi, indecisioni e passi del gambero. La scelta – come detto – deve essere strategica e non più tattica anche perché il centrodestra è forte nei sondaggi e, soprattutto, sta coalizzando intorno a sé una ampia area di dissenso anarchico sulle politiche restrittive contro la pandemia in atto e questo – si badi bene – è un fenomeno mondiale e non solo italiano.

Dunque è necessario, oltre che fare materialmente le alleanze, anche e soprattutto creare un quadro ideologico che le rendano possibili e, soprattutto, stabili. Occorre richiamare i valori di sinistra e sociali comuni presenti del Movimento e riconducibili a figure come Grillo e al presidente della Camera Roberto Fico e tralasciare le (in)sensibilità sovraniste di Alessandro Di Battista e, in misura minore, anche di Davide Casaleggio, cioè di quell’area che rappresenta valori conservatori. Se si riuscirà a fare questo l’alleanza diverrà solida e competitiva nell’ottica di lungo periodo diventando strutturale anche a livello nazionale in un periodo in cui la coesione giocherà un ruolo molto importante visto le temibili sfide sociali, sanitarie ed economiche che si prospettano. Anche chi non sopporta nella base il Pd deve capire che la politica non si può fare da soli ed occorre, a volte, mediare.