Nel nome di Manzù e Fontana. In mostra il viaggio spirituale di due grandi del ‘900. Hanno creato un ponte tra arte sacra e popolare

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Papa Francesco aveva lamentato la mancata programmazione di una mostra dedicata all’arte sacra, a Roma, durante il Giubileo della Misericordia. Alla fine dell’appuntamento giubilare, fuori tempo massimo, l’esposizione è arrivata, nelle sale di Castel Sant’Angelo, museo nazionale situato a pochi passi dalla Santa Sede, offrendo le raffinate suggestioni di Giacomo Manzù. L’artista lombardo, celebre per il suo legame con il Vaticano, anche grazie all’arrivo al vertice della Chiesa cattolica del conterraneo Papa Giovanni XXIII, ha realizzato nel tempo opere inconfondibili, con figure ecclesiastiche che dominano lo spazio, assorte nella loro spiritualità. Profili caratteristici, che evocano la passione per l’umanità e un tratto che non ha mai dimenticato l’origine popolare.

Sacro e profano – All’indomani del secondo dopoguerra il tema dell’arte sacra appare tanto ampio quanto spesso venato di ambiguità. Manzù (Bergamo, 1908 – Roma, 1991) rappresenta in tale contesto un punto fermo. Si stabilisce un dialogo vivo e fruttuoso con l’arte contemporanea, fra l’altro prendendo parte, nel 1949, al concorso per la porta di San Pietro in Vaticano. Nello stesso periodo un secondo, grande maestro, Lucio Fontana (Rosario, 1899 – Comabbio, 1968) tenta di rispondere a interrogativi molto simili, ad esempio partecipando al concorso per le porte del Duomo di Milano del 1950. Stabilire un ponte, un dialogo fra Manzù e Fontana significa dunque riportare alla luce una linea essenziale dell’arte fra gli anni cinquanta e sessanta del novecento.

La kermesse – Con il titolo “Manzù. Dialoghi sulla spiritualità, con Lucio Fontana”, la rassegna è stata organizzata dal Polo Museale del Lazio con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura e in collaborazione con il comune di Ardea e la Fondazione Giacomo Manzù, con l’università la Sapienza, il dipartimento di Architettura e Progetto e lo Csac-Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma. Cura scientifica della mostra di Barbara Cinelli, dell’università di Roma Tre, insieme a Davide Colombo dell’università di Parma, con l’allestimento di Pisana Posocco e Filippo Lambertucci, e il coordinamento di Sonia Martone del Polo Museale del Lazio. “Alla base vi è l’idea fondante del Polo Museale, che è quella di ‘fare rete’ per davvero, non in teoria. Ovvero di realizzare un’idea di tutela e valorizzazione integrate”, ha commentato il soprintendente Edith Gabrielli.

Ardea – Proprio per questo, il Museo di Ardea, rinnovato per l’occasione, riunisce 30 fra sculture e disegni di Fontana. Significativi, fra gli altri, due bozzetti e una formella per la Porta del Duomo di Milano, dai Musei Vaticani, come pure una serie di altri importanti lavori concessi in prestito dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Grazie al numero e soprattutto alla qualità, le opere di Fontana stabiliscono dialoghi inediti e fruttuosi con i capolavori della collezione permanente di Manzù.

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