Nel Pd scoppia la pace. Accordo con la condizionale sul nuovo Senato. Ma i dissidenti aspettano Grasso

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Detto, fatto: la pace è firmata. I cittadini sceglieranno i futuri senatori. La mediazione interna al Pd alla fine è stata raggiunta. D’altronde, lo stesso Pier Luigi Bersani aveva già lasciato intendere che mancava un millimetro all’intesa. Renzi apre all’elettività dei senatori e, allo stesso tempo, la minoranza dem compie un passo indietro sugli emendamenti al comma 5 dell’articolo 2. Dopo aver raggiunto un accordo nella notte, infatti, la maggioranza ha presentato ieri tre emendamenti al disegno di legge Boschi in discussione nell’aula del Senato. Le tre novità sono state firmate da Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari istituzionali di Palazzo Madama. Oltre alla questione dell’elettività dei senatori, nelle tre variazioni si affronta anche il tema delle funzioni del Senato e dei giudici costituzionali. La sinistra Dem ha già annunciato che saranno votati tutti. Anche se non è tutto oro quello che luccica: rimangono aperti i nodi del Titolo V e del presidente della Repubblica.

LA SVOLTA
L’emendamento che risolverebbe la querelle sull’articolo due, è il seguente: “La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”. In sostanza, l’emendamento dispone che i futuri senatori saranno eletti dai consigli regionali che non potranno tuttavia non tenere conto delle scelte compiute dagli elettori al momento del voto.

FIDARSI È BENE, NON FIDARSI..
Per la minoranza Pd il risultato raggiunto è una vittoria. “Gli elettori – ha detto Bersani – scelgono i senatori: questo è il principio costituzionale, i dettagli li si vedranno come giusto nella legge elettorale. È un bel successo del Pd – ha aggiunto – e spero che in questo clima nuovo tutti assieme e senza più strappi si possa lavorare ancora per perfezionare la riforma”. Il punto, infatti, è che ora il rischio è che la questione sia stata solo rimandata al prossimo futuro. In altre parole, è probabile che nel momento in cui si andrà a discutere la legge elettorale, il problema potrebbe ripresentarsi. È bene, però, precisare che l’apertura della minoranza resta con la condizionale, nel senso che i dissidenti presenteranno comunque gli emendamenti relativi ad altri commi dell’articolo 2 in attesa della decisione del presidente del Senato, Pietro Grasso. Formalmente “come forma di rispetto istituzionale e personale nei suoi riguardi. In queste settimane egli non ha mai cessato di auspicare un confronto e un accordo”.

LE OPPOSIZIONI
Intanto, però, è valanga Lega (letteralmente) sulle riforme: stamani il Carroccio ha depositato ben 82.730.460 proposte di modifica. Ma il Carroccio non è da solo: tra le opposizioni, anche Forza Italia ha presentato 1.173 emendamenti, Sel 60mila, il M5s 210, 160 sono quelli dei fittiani di Conservatori e riformisti.

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di Gaetano Pedullà

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