Nelle Regioni una lunga lista di scandali e indagati. Sotto inchiesta pure i presidenti De Luca e Fontana. In meno di un anno in Calabria è nei guai un assessore. In Veneto sono stati eletti con FdI e Lega due condannati

di Carmine Gazzanni
Politica

Dopo gli scandali delle spese pazze e delle “rimborsopoli” che negli anni scorsi hanno toccato in pratica tutte le regioni d’Italia, non ci si stupisce neanche più quando un’inchiesta giudiziaria piomba in consiglio regionale o, peggio, in giunta. Eppure anche in questo periodo, anche in queste ultime settimane, abbiamo assistito a indagini che hanno lambito personaggi di spicco della politica. Uno dei nomi più illustri è sicuramente quello di Attilio Fontana (nella foto). Il governatore della Lombardia – e leghista doc – risulterebbe infatti indagato per frode in pubblica fornitura nell’ambito dell’inchiesta sui camici. La vicenda è nota e riguarda la fornitura di 75 mila camici venduti al prezzo di sei euro l’uno, assegnata il 16 aprile dalla centrale acquisti regionale.

Per i pm si sarebbe trattato di un’assegnazione senza gara che sarebbe avvenuta in conflitto di interessi, perché a una società del cognato di Fontana di cui peraltro la moglie del governatore detiene una quota del 10%. Da Nord a Sud, però, la musica non cambia. E così, scendendo in Campania, troviamo il recordman di voti Vincenzo De Luca: poche settimane prima del voto è stato toccato da un’inchiesta per la quale sarebbe indagato per truffa e falso: secondo gli inquirenti avrebbe promosso i suoi quattro autisti nello staff delle relazioni istituzionali senza che questi avessero alcuna qualifica a riguardo. De Luca, con distinti decreti, li avrebbe fatti trasferire da Salerno, città di cui è stato per oltre 20 anni sindaco, alla Regione, elevandoli al ruolo di addetti o responsabili di segreteria del presidente.

Al di là dei nomi illustri, però, la lista è piuttosto lunga. A fine 2019 l’ex assessore della Regione Piemonte Roberto Rosso, esponente di Fratelli d’Italia, venne arrestato dalla Guardia di finanza di Torino su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nell’ambito di un’operazione nei confronti di soggetti legati alla ‘ndrangheta radicati nel territorio di Carmagnola e operanti a Torino. Non è andata meglio al consigliere regionale dem della Calabria, Giuseppe Aieta: rieletto alle elezioni dello scorso 26 gennaio, dopo neanche un mese è finito sotto inchiesta per corruzione: Aieta, in cambio di voti alle ultime regionali, avrebbe promesso all’imprenditore della sanità Giuseppe Chiaradia, anche lui indagato, l’accreditamento delle proprie strutture presso la Regione Calabria.

Stesso identico discorso anche per Domenico Creazzo, che è anche sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte: è stato eletto nelle liste di Fratelli d’Italia lo scorso 26 gennaio, risultando il primo degli eletti. A febbraio, però, finisce sotto inchiesta per voto di scambio. In Calabria, però, sembra un’usanza abbastanza solita: ad essere toccata da un’indagine anche l’assessore regionale alle Infrastrutture Domenica Catalfamo. La musica non è cambiata con le ultime elezioni regionali.

Il caso più eclatante in Veneto. Tra gli eletti che appoggeranno Luca Zaia ci sono anche due condannati: Daniele Polato (FdI) a dicembre è stato condannato a un anno con la condizionale per aver sottoscritto firme false raccolte da altri per far partecipare alle elezioni regionali del 2015 la lista di Forza Nuova. Segue Enrico Corsi, consigliere uscente e rieletto con la lista di Salvini: nel 2008 è stato condannato definitivamente a 2 mesi per propaganda razzista e al risarcimento danni ad alcune famiglie di sinti.