Nemmeno a Natale nel Pd si è più buoni. Cuperlo contesta Renzi: il partito muore e bisogna cambiare leader

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Nessuna tregua natalizia nel Partito democratico. Dopo la batosta al referendum, gli insulti volati all’assemblea nazionale e l’attacco di Pier Luigi Bersani a Matteo Renzi, anche Gianni Cuperlo accusa il segretario dem, contestando il rinvio del congresso. Ed emettendo la sentenza: “Così il partito è morto”, con tanto di attacco all’ex premier: “Per me cambio di passo e del timoniere coincidono. Credo di avere coltivato la lealtà ed è quella stessa lealtà che mi porta oggi a denunciare cosa siamo diventati. Una confederazione di sotto-partiti”.

“Un congresso non si fa quando 10 persone decidono che sono pronti loro, lo si fa quando la realtà te lo chiede o te lo impone. Per me lo si deve fare prima delle elezioni e fissando regole nuove”, ha accusato Cuperlo in un’intervista a La Repubblica. La critica non si è concentrata solo sull’organizzazione, ma anche sui contenuti: “Il Pd è senz’anima e se non lo capiamo è destinato a morire. La crisi peggiore del secolo dovrebbe spingere la sinistra a fare ciò che ha rinviato per anni, un ripensamento di sé, delle sue ricette. Flessibilità, liberalizzazioni, pareggio di bilancio sono stati un cedimento culturale che ha rimosso la lotta a disparità e discriminazioni sempre più odiose”.

Sul capitolo-Poletti, Cuperlo non ha detto di voler votare la sfiducia. Ma ha fissato un paletto: “Le norme sui voucher vanno cambiate. L’abuso è iniziato coi governi di prima e adesso la situazione è insostenibile. Penso che per primo Gentiloni ne sia consapevole”.

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