Nessun indulto per Berlusconi. Cancellieri rassicura il Palazzo

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di Lapo Mazzei

No, su Silvio Berlusconi non si può. E non si può perché, come nella storica pubblicità dei pelati De Rica per la quale fu coniata quella celebre battuta recitata da Gatto Silvestro, l’ex presidente del Consiglio «non rientrerà nella mia proposta di indulto. Nessuna richiesta da parte del Quirinale». Punto, verrebbe da pensare, vista la perentorietà dell’affermazione fatta di buon mattino dal ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, intervistata da Radio 24. Anche perché, secondo il Guardasigilli, le priorità sulla Giustizia – a parte le prigioni – sono «il processo civile e la velocizzazione del processo penale». Quanto ai tempi, «penso che faremo molto presto, un mese o due per alcuni provvedimenti o le leggi delega che ci consentano di intervenire». Modesto dettaglio. Testi di legge di iniziativa governativa sull’amnistia e l’indulto al momento non sono in arrivo. «In materia le Camere sono sovrane» ha ripetuto più volte, negli ultimi tempi, il Guardasigilli. E lo stesso ha fatto il capo dello Stato. Insomma, ci sono le idee ma non gli strumenti. Detto ciò per una tecnica prestata alla politica,  anche se in forte sintonia con il governo, il quadro d’azione delineato appare sufficientemente chiaro e lineare.

Il “target” della legge che il ministro avrebbe in mente «potrebbe essere quello che tocchi 20 mila detenuti, come avvenuto in casi precedenti». Il termine dei «quattro anni potrebbe essere una traccia» ha aggiunto, assicurando che verranno rispettati gli impegni con l’Europa. «Risolveremo i problemi delle carceri rispettando la scadenza del maggio 2014 imposta dalla Corte di Strasburgo sull’emergenza del sovraffollamento carcerario». Peccato che tanta sintesi abbia prodotto una valanga di reazioni. Ovviamente tutte incentrate attorno al caso Berlusconi, il quale continua a vedere nero il suo futuro. «Mi faranno marcire in galera» avrebbe detto il Cavaliere durante un pranzo con gli eurodeputati. «Putin mi aveva avvertito. Come ci dimostra il caso Timoshenko, dopo molte manifestazioni alla fine anche la ribellione contro queste vicende si placa» sarebbe la convinzione di Berlusconi. Che è tornato ad accusare anche i suoi avversari politici. «Non mi sono mai fatto illusioni, l’obiettivo della sinistra è quello di eliminarmi politicamente» a costo di fare «forzature» arrivando anche a «colpire al cuore la democrazia».

 

La reazione di Quagliariello

Intanto come anticipato dall’avvocato Franco Coppi, il Cavaliere ha formalizzato la richiesta di affidamento ai servizi sociali per scontare la condanna subita nel processo Mediaset. E mentre Silvio si appresta a scrivere le sue prigioni, gli esponenti del Pdl replicano alla Cancellieri. «Credo che sia stata fraintesa. Non si può scrivere in una legge di amnistia e indulto che è applicabile a tutti tranne che al cittadino Silvio Berlusconi. Credo che qualcuno avrebbe qualcosa da dire» sostiene il ministro delle Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello a margine di un forum a Cogne, aggiungendo che «non si possono fare così le leggi». Non solo. La legge sull’amnistia «ha un grande scenario di dolore a cui ha fatto riferimento il presidente della Repubblica e che richiama quello che a suo tempo disse Papa Giovanni Paolo II in Parlamento. A quello si deve guardare, il resto sono particolarismi o ossessioni, non proponibili». Una posizione, quella del membro  dell’esecutivo guidato da Enrico Letta, condivisa anche da Mara Carfagna e da altri esponenti del Pdl, sia lealisti che governativi. Decisamente più cauta la posizione del Pd, delineata dal segretario Guglielmo Epifani. «Non bastano indulto e amnistia che devono essere le ultime soluzioni» sostiene il leader dei democrat. «Ho sempre avuto cautela per una ragione molto precisa, e non c’entrano le vicende giudiziarie di Berlusconi. Se noi facciamo l’operazione di svuotare le carceri solo con questi strumenti, fra due anni siamo esattamente come oggi, come è avvenuto nell’indulto del 2006». Nel frattempo a rendere particolarmente frizzante il quadro ci pensano, come al solito i grillini che se la prendono con il capo dello Stato. «Napolitano ha esercitato le sue prerogative al di là dei limiti previsti dalla Costituzione, ha snaturato il senso politico e morale della figura del capo dello Stato» sostiene il professor Paolo Becchi sul blog di Grillo, in un post dal titolo “Impeachment a Napolitano?”. Il senso è «costringere Napolitano alle dimissioni» e sconfiggere le larghe intese. E con esse tutto ciò che c’è sul tavolo.