Niente obbligo di vaccinazione. Il Governo resiste e tira dritto. Per Sileri si potrà parlare di imposizioni solo se due terzi degli italiani non si faranno immunizzare

PIERPAOLO SILERI
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Prima ancora di sapere se la campagna vaccinale sarà un successo o un flop, c’è chi in queste ore sta sollevando un polverone paventando scenari da film horror e chiedendo di imporre l’obbligo all’immunizzazione per tutti. A prescindere dalle difficoltà normative che un simile atto richiederebbe, bisogna chiedersi se sia il caso di arrivare a tanto già ora oppure se non sia meglio attendere e valutare, rigorosamente sulla base di dati scientifici, se una simile misura sia davvero necessaria e, in caso, se debba essere a carattere generale o se debba riguardare specifiche professionalità.

Proprio quest’ultima, al momento, è la linea seguita dal governo che intende capire cos’è meglio fare per agire chirurgicamente solo nel caso di una reale necessità. A spiegarlo senza fronzoli è stato il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, che ha tenuto a ribadire che “non dobbiamo illuderci di uscirne in poche settimane” e che “per sconfiggere il Covid ci sarà bisogno di un’adesione massiccia” alla campagna vaccinale. Lo stesso, in merito ai dubbi del personale sanitario sul siero anti-Covid-19, ha poi spiegato che “avere dei no vax tra i medici equivale a un fallimento”. Nonostante ciò, conclude il grillino, “per ora non è prevista alcuna obbligatorietà” ma “se nei prossimi mesi la campagna non dovesse raggiungere i 2/3 della popolazione, allora si dovrebbero prendere delle contromisure” tra cui, appunto, “l’obbligatorietà della vaccinazione”.

Insomma un sistema a soglie che appare del tutto razionale e adatto a gestire questa nuova e cruciale fase per il nostro Paese. A pensarla così è anche Agostino Miozzo, il coordinatore del comitato tecnico scientifico che, in un’intervista al Messaggero, ha però preso di petto la questione dei lavoratori degli ospedali. Per “medici, infermieri e personale sanitario”, “il vaccino anti-Covid deve essere obbligatorio” e “lo stesso deve valere per chi lavora nelle Residenze sanitarie” in quanto “dobbiamo difendere gli anziani” ha spiegato l’esperto. A suo dire è necessario ragionare su un “obbligo che deve valere anche per chi lavora in una Rsa, non solo per chi assiste gli ospiti, ma anche per chi entra a fare le pulizie”.

Chi, almeno per il momento, non vuole saperne di un obbligo di vaccinazione più o meno generalizzato è senza dubbio il ministro della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, secondo cui “il governo si è raccomandato e penso che una raccomandazione forte sia il modo migliore per raggiungere l’immunità di gregge”. Quel che è certo è che tutti sono convinti che, a prescindere da tutto, medici, dipendenti pubblici e politici farebbero bene a vaccinarsi per dare un segnale confortante a tutti i cittadini.

Ma se nella maggioranza il dibattito prosegue, com’è normale che sia in democrazia, dall’opposizione Matteo Salvini sembra non avere alcun dubbio. “Sono a favore dell’informazione, dell’educazione ma contro ogni tipo di obbligo. Sono per la libertà di stampa, di pensiero e di cure. Le costrizioni non mi piacciono” ha spiegato il leader della Lega concludendo con un pensiero: “I medici contrari? Hanno giurato, quindi chi sono io per distinguere tra medici di serie a e quelli di serie b. Fanno un lavoro straordinario e vanno rispettati, dal primo all’ultimo”.

Peccato che il punto non sia la mancanza di rispetto nei confronti dei medici No vax quanto, semmai, quella che questi fanno nei confronti dei loro pazienti. Così, in tempi simili e proprio per evitare che si renda necessario imporre una misura noiosa, sarebbe opportuno che dalla politica arrivassero inviti a vaccinarsi più che sparate spot che non servono a nessuno.