Niente Piano Covid in Calabria. Gratteri apre un’inchiesta. La gestione dell’emergenza finisce in Procura. E i motivi per cui la Regione è diventata zona rossa

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca
NICOLA GRATTERI

Prima il mancato piano anti-Covid, poi le dimissioni di tre commissari in dieci giorni e ora l’inchiesta della Procura di Catanzaro. Sembrano proprio tempi duri per la sanità calabrese che, commissariata da tempo per presunte infiltrazioni da parte della criminalità organizzata e stretta nella morsa del coronavirus, è sempre più nella bufera. L’ultima novità riguarda l’apertura di un fascicolo sulla gestione della pandemia, al momento senza né indagati né ipotesi di reato, come deciso dal procuratore Nicola Gratteri. Un faldone in cui sono già finiti diversi atti su cui sono a lavoro gli inquirenti decisi a capire cosa non ha funzionato. A partire da quelli forniti direttamente dall’ex commissario Saverio Cotticelli, il generale rimosso dall’incarico dopo aver scoperto davanti alle telecamere del programma di Rai 3, Titolo V, di essere lui a dover realizzare il piano anti-Covid elaborato a inizio estate.

INDAGINE DELICATA. Atti a cui si sono aggiunti quelli depositati dai sindacati che, giunti in Procura, hanno depositato anche un esposto in cui viene ricostruita “tutta la sequenza dei passaggi compiuti da istituzioni e autorità competenti (governo, Regione Calabria, Commissario ad acta per il Piano di rientro dal deficit) dall’inizio della pandemia e richiama i nostri interventi, i tentativi di dialogo, le prese di posizione, la manifestazione dell’8 luglio davanti alla Cittadella della Regione Calabria, l’incontro dell’8 settembre con il Ministro della Salute e quanto abbiamo messo in atto sino ad oggi per evidenziare come la situazione stesse precipitando e fosse necessario assumere personale sanitario per colmare i troppi vuoti, potenziare i posti letto in terapia intensiva e nei reparti insieme all’assistenza domiciliare ai malati Covid, fare chiarezza sui preoccupanti ritardi nel processare i tamponi”. Così, stando a quanto trapela, compito dei magistrati sarà capire se ci siano state responsabilità penali per le quali la Calabria è finita in zona rossa.

LA FERITA APERTA. Eppure più che l’inchiesta giudiziaria, al momento quel che preoccupa maggiormente è il rebus di chi dovrà prendere le redini della sanità calabrese. Dopo la rinuncia dell’incarico di Eugenio Gaudio e a nemmeno 24 ore dalla nomina per “ragioni familiari”, il nome del nuovo commissario non è stato ancora definito. “Mi dispiace per i calabresi che meritano una risposta dopo anni di malasanità” ha fatto sapere il premier Giuseppe Conte che sul caos in Regione ha detto: “Mi assumo la responsabilità non solo del fatto che la designazione di Gaudio non sia andata a buon fine, ma anche delle designazioni precedenti. Di Saverio Cotticelli che ha scoperto, purtroppo in ritardo, di essere in difficoltà nel ruolo di commissario. Di Giuseppe Zuccatelli che aveva un curriculum di assoluta competenza ed esperienza pluriennale, ma che ha oggettivamente aperto una ferita nella comunità calabrese con dichiarazioni del tutto inappropriate (sull’inutilità delle mascherine, ndr) per l’emergenza sanitaria che é tutt’ora in corso”.

Tuttavia, nonostante non ci sia ancora nulla di ufficiale, qualcosa in queste ore si starebbe smuovendo e si attendono novità a breve. Al momento nei corridoi della politica romana è in corso un toto nomi, da cui è stato depennato Gino Strada che ha concluso un accordo con la protezione civile per utilizzare gli ospedali da campo della sua ong Emergency in Calabria, anche se al momento appare favorito Federico Maurizio D’Andrea. Si tratta di un professionista di grande spessore che vanta una trentennale carriera nel corpo della Guardia di Finanza, grazie alla quale negli anni ’90 è diventato uno degli investigatori in prima linea nell’inchiesta su Mani pulite, e che ora ha trovato una sua seconda vita lavorativa come apprezzato e inflessibile vertice di importanti società. Ma c’è di più.

A deporre in favore di D’Andrea, tanto che da più parti c’è chi si sbilancia dicendo che si tratta dell’uomo giusto, c’è anche il fatto che pur essendo stato scelto dal sindaco di Milano Giuseppe Sala come componente della commissione per la Trasparenza del comune, è considerato da tutti come un uomo tutto d’un pezzo e ben lontano da appartenenze – e logiche – politiche. Quel che è certo è che chiunque verrà scelto, dovrà affrontare una situazione delicata a partire dai rapporti con le istituzioni regionali che, da giorni pressano il governo per chiedere la fine del commissariamento. Tra queste anche il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, che ieri ha annunciato un incontro, previsto in giornata, con il premier Conte per parlare del nodo commissario.