Niente premi a chi collabora: così Salvini smonta l’Antimafia. La sorella del giudice Falcone difende la legge che Matteo per propaganda vuole cambiare

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Passano i giorni ma non le polemiche scaturite dalla scarcerazione di Giovanni Brusca. Così mentre la politica si indigna e il centrodestra grida allo scandalo chiedendo di rivedere le norme sui collaboratori di giustizia, a tentare di riportare la calma è Maria Falcone, sorella del giudice ucciso proprio dal congegno azionato dal capomafia di San Giuseppe Jato.

Niente premi a chi collabora: così Salvini smonta l’Antimafia

“In questi giorni ho evitato sovraesposizioni mediatiche e dichiarazioni rabbiose rispettando una legge che é stata e continua a essere fondamentale nella guerra contro Cosa nostra, ma nessuno può essere più addolorato e indignato di noi davanti alla scarcerazione di uno degli individui peggiori che la storia del Paese abbia conosciuto” ha spiegato la donna. “Ho ascoltato moltissime dichiarazioni di politici e assistito a un’ondata di indignazione dell’opinione pubblica che dimostra quanto la coscienza dei nostri concittadini sia mutata e maturata in questi 29 anni” continua Maria che poi, in occasione della festa della Repubblica, lancia “un appello alla politica affinché traduca lo sdegno espresso in un impegno reale per un’approvazione veloce della riforma della legge sull’ergastolo ostativo sollecitata dalla Corte Costituzionale”.

“Voglio dire a tutti i nostri parlamentari che hanno l’occasione per dimostrare che la lotta alla mafia resta una priorità del Paese”, prosegue Maria, “e che possono, al di là delle parole, attraverso una normativa giusta, evitare scarcerazioni e permessi ai boss che mai hanno interrotto il loro perverso legame con l’associazione mafiosa”. Del resto se non si metterà mano alla norma entro un anno, come disposto dalla Consulta, verranno concessi “benefici a chi neppure ha dato un contributo alla giustizia” e ciò “sarebbe inammissibile”.

Le parole di Maria Falcone

Parole di buon senso a cui si accoda M5S con le parlamentari Roberta Alaimo e Valentina D’Orso secondo cui “la scarcerazione di Brusca è un colpo al cuore ma avviene su un impianto normativo voluto dal giudice Falcone” e comunque questo avvenimento deve essere “l’occasione di riflettere sul pericolo che l’ergastolo ostativo venga cancellato”, con “la politica che deve andare oltre l’indignazione, impegnandosi nella difesa dell’ergastolo ostativo”. Tutti d’accordo? Nient’affatto. Poco dopo a tornare sull’argomento è Matteo Salvini secondo cui “un Paese civile deve avere una giustizia davvero giusta. I sei referendum servono a questo e a garantire la certezza della pena” perché “la scarcerazione di Brusca non è l’idea di giustizia che abbiamo in testa”. “Nel giorno della festa della Repubblica sapere che è a spasso libero, sorridente e festeggiante, anche un delinquente, un assassino, un mafioso, uno spregevole personaggio come Brusca fa rabbrividire. Chi ammazza deve stare in galera fino alla fine dei suoi giorni senza sconti e senza scorciatoie” conclude Salvini convinto che la norma sui collaboratori di giustizia deve essere rivista perché “siamo nel 2021 e si può aggiornare”.

A pensarla allo stesso modo è il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra, che in un’intervista a La Stampa sostiene: “Quando un mafioso collabora, si devono offrire dei vantaggi, altrimenti lo Stato non otterrebbe nulla. Ma questi vantaggi è bene che non siano assoluti”. “Lo Stato deve capire che alcuni soggetti possono ripetere l’errore più di altri e, prudenzialmente, deve sottoporli a controlli più rigidi. Non si può negare che la legge sui collaboratori di giustizia abbia indotto molti mafiosi a sgretolare il muro di omertà e che ha portato benefici, ma”, conclude Morra, “si dovrebbe ripensare l’attuale legislazione in materia di mafia”.