Niente sfiducia, il Senato salva Alfano. Letta tira un sospiro di sollievo: il governo voluto da Napolitano può proseguire il suo cammino nelle larghe intese

di Redazione
Politica

Il Senato non ha approvato la mozione di sfiducia al ministro dell’Interno Angelino Alfano sulla questione di Alma Shabalayeva, moglie del dissidente kazako. Hanno votato 295 senatori. I no sono stati 226, 55 i sì e 13 gli astenuti. Con 226 voti contrari, 55 favorevoli e 13 astenuti l’assemblea del Senato ha respinto la mozione di sfiducia presentata da M5S e da Sel nei confronti del ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Lega Nord e alcuni esponenti del Pd, ‘dissidenti’ rispetto alla linea di partito, avevano annunciato la propria astensione.

Il Pd ha così votato contro la sfiducia nei confronti del vicepremier e titolare del Viminale, ma non senza disagi. Il ministro Alfano “valuti se nell’agenda della sua giornata ci sia abbastanza tempo per l’incarico di vicepremier, di ministro dell’Interno e di segretario del Pdl”, ha detto il capogruppo del Pd Luigi Zanda intervenendo nell’aula di palazzo Madama per le dichiarazioni di voto della mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Interno Angelino Alfano dopo l’espulsione di Alma Shalabayeva.
“C’era una mozione di sfiducia, è stata respinta. Sono soddisfatto”. Così il ministro dell’Interno Angelino Alfano, lasciando il Senato dopo il voto sulla mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Interno Angelino Alfano dopo l’espulsione di Alma Shalabayeva ha risposto ai cronisti, che gli chiedevano se ha apprezzato il discorso del premier Letta.

In aula del Senato oggi per il voto sulla sfiducia ad Alfano c’era anche il Cavaliere. “Certo che sono soddisfatto”. Così il presidente Pdl Silvio Berlusconi lasciando il Senato dopo il voto sulla mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Interno Angelino Alfano dopo l’espulsione di Alma Shalabayeva ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se fosse soddisfatto dell’esito del voto.

Piccolo colpo di scena nel voto in aula, poi chiarito e rivelatosi uno sbaglio. Il senatore Felice Casson, non voleva votare a favore della sfiducia contro Alfano per la vicenda kazaka. Al termine della votazione in senato sulla sfiducia al ministro dell’Interno, ha chiesto di intervenire: “Chiedo scusa per l’errore che ho fatto. Passando sotto il banco ho detto sì, ma intendevo rinnovare la fiducia al ministro, così come si capiva dal mio intervento. È stato un errore di cui mi assumo le responsabilità. Il mio voto era da intendersi con un ‘no'”.
Prima della votazione una lunga discussione. Una difesa del ministro dell’Interno ma anche del suo governo e del suo operato. Il discorso del premier Enrico Letta nell’aula del Senato durante la discussione della mozione di sfiducia nei confronti di Angelino Alfano è pacato, ma determinato. “Il voto che vi chiedo oggi non è solo un ‘no’ alla mozione di sfiducia presentata da Sel e Movimento cinque stelle, che ovviamente rispetto. Quello che chiedo è nuovo atto di fiducia al governo che ho l’onore di presiedere”, dice il presidente del Consiglio rivendicando gli “oltre 80 provvedimenti varati dal Consiglio dei ministri a favore di cittadini imprese e lavoratori” e la “pressione sistematica per cambiare l’agenda europea”. Ma “di tutto questo – ha osservato il premier – rischia di perdersi traccia nel dibattito politico perché il rumore fondo è troppo strumentale e viscerale per non assumere a bandiera politica”: “Chi vuole logorare governo li chiama rinvii, io la chiamo serietà”.
Il primo ministro ha invece sottolineato l’intenzione dell’esecutivo di “intercettare tutti i segnali di ripresa previsti per fine anno”. Poi l’attesa e scontata difesa nei confronti del vice premier. Letta infatti parla di “chiara estraneità di Alfano nella vicenda”. Ma non solo Alfano. I vertici del governo, sostiene Letta, non sono stati aggiornati sul caso e quindi non sono coinvolti. Il premier, però, prendendo la parola, definisce immediatamente la questione “delicata, importante e dolorosa”.

Poi Letta parla di fatti inauditi dicendo: “Nel caso Shalabayeva ci sono fatti che ci lasciano attoniti a cominciare dal comportamento inaudito dell’ambasciatore kazako a Roma”. Tocca anche la questione della relazione del capo della polizia, Alessandro Pansa, definendola “approfondita, corretta e che non fa sconti”. Chiede di avere la possibilità che il governo continui a lavorare. “Il no alla mozione – dice – consentirà al governo di continuare a lavorare su Imu, aumento Iva, accelerazione debiti P.A. Consentirà al governo di intercettare tutti i segnali di ripresa entro la fine dell’anno”.
Poi nel finale di intervento un’annotazione personale da parte del presidente del Consiglio. “Rispetto alla conduzione del governo e alle battaglie politiche necessarie- afferma- per affrontare le emergenze del Paese non vorrei che su di me si commettesse un errore di valutazione, ovvero che la buona educazione venisse scambiata per debolezza. Poi un appello agli italiani: “Voglio dire ai senatori e agli italiani di avere piena fiducia nella mia determinazione e nella mia resistenza. Non ho alcuna intenzione di deludervi e non vi deluderò”. Il discorso è stato salutato da un lungo applauso in piedi dai senatori di Pdl e Pd. Anche Silvio Berlusconi si è alzato e prodigato in un lungo applauso. Seduti e in silenzio i senatori di Sel, M5S e Lega. Al termine dell’intervento, infine, il premier si volta verso Angelino Alfano: e i due si stringono forte la mano.