No, Non è la D’Urso! Purtroppo è Zingaretti. Il leader del Partito democratico “raccomanda” la conduttrice Mediaset. Per il governatore il talk avvicina la politica alle persone

Grossa scivolata del governatore della Regione Lazio e segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti che ieri se ne è uscito con un incredibile Tweet a favore di Barbara D’Urso: “In un programma che tratta argomenti molto diversi tra loro hai portato la voce della politica vicino alle persone. Ce n’è bisogno”.

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L’endorsement è stato fatto dal politico in relazione alle voci circolate di chiusura anticipata del Live della conduttrice napoletana. Il cinguettio non è certo passato inosservato nella infosfera, tra i suoi stessi follower, e si è scatenato un putiferio di proteste nei suoi confronti. In effetti, l’azione compiuta dal segretario non ha molto senso soprattutto in un momento così difficile per l’Italia e il mondo intero.

La D’Urso, che ricordiamolo restituì il tesserino da giornalista per poter fare pubblicità in una televisione, non è certo un modello di comunicazione approfondita, in particolare delle vicende politiche. Intanto perché svolge il suo lavoro in una rete Mediaset, quindi di parte, visto che il proprietario è un rilevante capo politico. E poi è proprio la cifra intima della televisione della D’Urso a sgretolarsi appena se ne gratti la superficie patinata e splendente.

Si tratta di una Tv banale, scialba, populista nel senso peggiore del termine che negli anni ha contribuito al degrado culturale dell’Italia. Infatti i commenti dei seguaci di Zingaretti sono stati tutti negativi e caustici. Uno, ad esempio, ha ricordato al segretario che mentre lui era lì a lodare la D’Urso e a farle le smancerie, il ministro della Sanità Roberto Speranza era in Parlamento a riferire sullo stato del piano vaccinale e la pandemia.

Altri suoi ex follower sono andati al concreto e gli hanno fatto notare che non c’era bisogno di questo plateale appoggio alla conduttrice solo per poi lucrare qualche comparsata in tv. Zingaretti ha questo limite, ad esempio rispetto a Walter Veltroni. Lui stende una ragnatela di buonismo con cui spesso cerca di avviluppare e coprire i suoi interessi personali.

Da ultimo è strano che Zinga pensi alla D’Urso quando il suo ruolo di leader Pd è in bilico. Forse il governatore dovrebbe pensare alla défaillance subita con la caduta del governo Conte piuttosto che perdere tempo in lecchinaggi mediatici che gli fanno perdere di autorevolezza anche tra i suoi sostenitori.

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