No Tav, pioggia di condanne per l’assalto al cantiere di Chiomonte. Inflitti nel complesso oltre 140 anni di carcere

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Complessivamente sono arrivate pene per quasi 145 anni. Costano caro gli scontri nel cantiere di Chiomonte, in Val Susa, agli attivisti No Tav che erano accusati a vario titolo di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Si tratta degli episodi violenti del 27 giugno e 3 luglio 2011. Sono 47 le condanne e sei le assoluzioni nel maxi processo di Torino. Le pene inflitte variano da un minimo di due mesi e un massimo di quattro anni e mezzo di reclusione. Oltre alle condanne il collegio presieduto dal giudice Quinto Bosio ha decretato anche due multe. Oltre a disporre decine di provvisionali e pagamenti delle spese legali.

“Si tratta di una sentenza pesantissima”, commentano gli avvocati difensori degli attivisti No Tav, annunciando l’immediato e sicuro ricorso contro la sentenza. Oltre che per il numero di condanne i legali dichiarano perplessità soprattutto per i risarcimenti stabiliti nei confronti di esponenti delle forze dell’ordine inflitti dal collegio giudicante. Sono state accordate, infatti, provvisionali per circa 150 mila euro in favore delle parti civili del processo. Tra queste ci sono anche i ministeri dell’Interno, della Difesa e dell’Economia, la società Ltf, i sindacati di Polizia e gli agenti rimasti feriti nel corso degli scontri nel cantiere dell’alta velocità. Cori di protesta da parte degli attivisti presenti in aula che hanno gridato alla corte: “non ci seppellirete con queste condanne”. Attacca il collegio giudicante l’avvocato Stefano Bertone: “Non ammettere le prove chieste dagli imputati equivale a impedire loro di difendersi come prevedono il codice e la Costituzione. Faremo ricorso in tutti in gradi di Giustizia”, afferma il legale, “e se non basterà arriveremo alla Corte europea dei diritti dell’uomo”. Fuori dall’aula la protesta degli attivisti con l’immediato blocco, alla lettura della sentenza, della strada adiacente l’aula bunker delle Vallette.

“Questa sentenza sa più di vendetta che di giustizia”, afferma Alberto Perino, leader storico del movimento No Tav, “si tratta del fallimento della politica e dell’estremo tentativo di fare fuori il movimento No Tav. Ma non ci riusciranno”. Sa di giustizia, invece, secondo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi: “Oggi (ieri, ndr) il tribunale di Torino ha giustamente condannato per violenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento i 47 attivisti. Una sentenza”, sostiene il ministro, “che fa giustizia anche di tante coperture politiche e intellettuali di quella violenza, che hanno cercato e cercano di nobilitarla con assurdi richiami alla Resistenza. Viene così ristabilito il primato della legalità e pure del buon senso. Assaltare un cantiere, attaccare forze dell’ordine e ferire oltre 180 persone è un crimine”.