Nomine di Stato. Si infiamma la battaglia per le poltrone nelle partecipate non quotate

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Tutto finito sulle nomine di Stato? Neanche per sogno. Va bene che la partita sulle strategiche Eni, Enel, Enav, Leonardo, Poste e Terna volge al termine, con i nomi dei nuovi vertici calati nei giorni scorsi dal Tesoro. Ma a livello quantitativo la maggior parte delle poltrone è ancora tutta in ballo, a cominciare dalle società direttamente controllate dal ministero dell’economia, anche se non quotate a Piazza Affari. Parliamo di società comunque grandi come Poligrafico, Consap (concessionaria servizi assicurativi pubblici), Sogesid (bonifiche ambientali), Istituto Luce e via dicendo. Più tutto un mondo di controllate delle controllate, soprattutto in casa Ferrovie dello Stato e Anas. E qui, mentre l’attenzione era concentrata sulle Spa quotate, è arrivato uno slittamento delle procedure destinato a far discutere. Per conoscere la composizione dei nuovi organi amministrativi e di controllo, infatti, bisognerà aspettare metà maggio. Da qui la conseguente domanda: come mai questo ritardo rispetto alle società appena rinnovate?

Il dettaglio – Una piccola parte di risposta dipende dal fatto che per le società non quotate a Piazza Affari non è necessario rispettare tempi di assemblee sostanzialmente dettati dalle esigenze di mercato. Ma c’è di più. Il rinvio, infatti, è provocato anche da questioni tecniche, relative al complicatissimo stato di attuazione della legge Madia di riforma della Pubblica amministrazione. Uno dei tanti decreti di cui si compone l’intervento, proprio dedicato alle partecipate pubbliche, prevedeva nella versione originaria l’adozione di amministratori unici in funzione di risparmio. Peccato però che non è mai stato sciolto il nodo dell’ambito di applicazione di questa norma. Proprio per questo ancora oggi il Parlamento deve dare il via libera a uno dei tanti decreti correttivi. Il quale, a quanto pare, stabilirà che gli amministratori unici non trovano applicazione nel mondo delle partecipate del Tesoro, ma in quello delle partecipate degli enti locali. Finché non c’è la formalizzazione, però, non si può muovere una foglia, almeno fino a metà maggio. Poi alla questione tecnica sembra sovrapporsi, forse in modo non del tutto casuale, una questione politica. A quanto pare i vertici del ministero, guidato da Pier Carlo Padoan, vogliono approfittare di questo ritardo burocratico per presidiare meglio i nomi da inserire nei vari Consigli di amministrazione e collegi sindacali. E questo anche nell’assunto che la prima parte del valzer di poltrone, quella che ha coinvolto le società quotate, ha visto prevalere assetti legati all’ex premier Matteo Renzi. Così, per gestire questa nuova e succulenta partita, adesso si starebbero muovendo gli uomini di Padoan, in particolare il suo capo di gabinetto, Roberto Garofoli, e il capo segreteria, Fabrizio Pagani (quest’ultimo confermato nel Cda dell’Eni proprio pochi giorni fa).

Dietro le quinte – Si tratta peraltro di profili che condividono una comune estrazione “lettiana”, visto che con Enrico Letta al Governo il primo era segretario generale di palazzo Chigi e il secondo consigliere economico del premier. Senza contare che Garofoli, pugliese, almeno in passato, era accreditato di buoni rapporti con Massimo D’Alema (come del resto Padoan per l’ormai famoso tramite della fondazione Italianieuropei). Ma sia che si evochi Letta, sia che si evochi D’Alema, è chiaro che al Tesoro c’è chi adesso vuole approfittare di questa nuova e più consistente tornata di nomine per piazzare nei posti che contano i propri fedelissimi. Resta il fatto che per verificare l’esito di questa ennesima battaglia sotterranea bisognerà aspettare ancora un mese e mezzo. Di sicuro la partita delle nomine di Stato non è affatto finita con le decisioni dei giorni scorsi.

Twitter: @SSansonetti