Nominopoli senza fine nel Lazio

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di Clemente Pistilli

Poco importa se alla Regione i dipendenti costano 235 milioni di euro l’anno. Pazienza se l’ente ha un debito di circa 4 miliardi. Al presidente Nicola Zingaretti il personale sembra non bastare mai. Il governatore non appare turbato dal ricorso al Tar contro i tanti dirigenti esterni che ha nominato e neppure dalle indagini che su tale fronte sta svolgendo la Corte dei Conti. Lui va avanti e, dopo tanti generali, fa incetta pure di consulenti e collaboratori. Una nominopoli. Su cui ieri è tornato a puntare il dito il consigliere regionale Fabrizio Santori, eletto con La Destra e tra i più attenti alle spese della Pisana.

Un esercito

“Dei consulenti e dirigenti nominati dal presidente Zingaretti occorre ogni tanto fare ordine – ha dichiarato Santori – anche perché in queste settimane, ultimo fresco di nomina, compare Fabio Barberi, da 30mila euro annui, nel Dipartimento programmazione economica e sociale”. Ma è solo l’ultimo consulente ingaggiato dalla giunta di centrosinistra. L’ex assessore provinciale di Sel, Cecilia D’Elia, rimasta fuori dalla Camera, ha ottenuto un incarico alla Pisana per il contrasto alle discriminazioni, Cesare San Mauro, non essendo riuscito a conquistare un seggio al Senato, uno per le società a partecipazione pubblica, il prof Umberto Gentiloni Severi, parente dell’ex ministro Paolo Gentiloni, uno per la tutela della storia, senza contare gli otto saggi ingaggiati per rendere più semplice la normativa regionale, lo statistico Catello Caiazzo, incaricato di assistenza contabile, e i tanti altri collaboratori (vedi tabella a lato) con vari compiti, a partire da quelli di consulenza legale e di cooperazione con l’ufficio di presidenza. “Tutti rigorosamente di centrosinista o amici – incalza Santori – mentre la gente chiede trasparenza e contenimento dei costi della politica”.

Le dirigenze

Ai consulenti e collaboratori vanno poi aggiunti gli oltre 20 dirigenti esterni nominati da Zingaretti, su cui sta da tempo dando battaglia anche il sindacato Direr Dirl Lazio di Roberta Bernardeschi, che ha impugnato quelle nomine al Tar. Per la federazione che ha presentato il ricorso bastavano i dipendenti della Regione Lazio, che ha in organico già 160 capi. “E’ stato avviato un sistema – ci ha dichiarato quando è stato depositato il ricorso Roberta Berbardeschi – per moltiplicare le poltrone. Le aree sono state spezzettate e decuplicate, rendendo necessari altri dirigenti e arrivando al punto che non si sa più chi fa cosa”. La provenienza di molti generali? Provincia di Roma, Mef, Dipartimento della funzione pubblica. Spesa annua stimata? Cinque milioni di euro. E altri ne stanno arrivando. “Sempre Zingaretti – precisa Sartori – si appresta a nominarne tre nuovi, anche questi rigorosamente esterni. I tre dirigenti avranno un contratto triennale con stipendi annuali che sfiorano i 100mila euro. La spesa complessiva potrebbe superare i 30 milioni di euro se proiettati nei prossimi quattro anni”. Ma la presidenza tira dritto. L’ufficio stampa di Zingaretti, interpellato di recente da La Notizia su quella che viene definita nominopoli, ha sostenuto: “Abbiamo fatto un investimento per valorizzare l’amministrazione regionale, l’abbiamo fatto secondo legge, scegliendo i migliori, e lo rivendichiamo”. Avanti dunque a tutta nomine.

 

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