Non abbiamo imparato niente sul 25 aprile. L’Italia torna in guerra. La Resistenza divide ancora. E l’antifascimo resta un’utopia

25 aprile
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Ne ho fatti tanti di cortei per il 25 aprile. Cortei che sprizzavano rabbia e indignazione anche nel pieno del periodo berlusconiano, quando la Costituzione era sotto attacco ogni giorno e le leggi ad personam si moltiplicavano. Il 25 aprile in Italia in nome dell’unità nazionale contro ogni forma di fascismo è un’utopia che negli anni è diventata sempre più difficile e che oggi dovremmo avere il coraggio di definire impraticabile.

Il 25 aprile in Italia in nome dell’unità nazionale contro ogni forma di fascismo è un’utopia

Da una parte ci sono i partiti di estrema destra che fingono una normalizzazione a cui non crede nessuno, Giorgia Meloni in testa, che non riescono a non fare politica senza prendersela con gli stranieri, con i fragili e senza trasformare tutto in uno scontro. Che proprio l’altro ieri a Napoli sia stato beccato un consigliere comunale di Fratelli d’Italia con calendari in bella mostra di Benito Mussolini è solo l’ennesimo episodio di una nostalgia che viene usata come amo per continuare a grattare gli sfinteri dei fascisti d’oggi, quelli che ogni volta che vengono beccati belano qualche improponibile scusa e da leoni si trasformano in pecore.

Il 25 aprile è sempre stato uno scontro, più o meno duro, tra chi nella Costituzione ci crede davvero e chi continua a sognare di poter impiantare di nuovo in Italia una destra reazionaria. Se a questo aggiungiamo che molta stampa si ostina a descrivere Marine Le Pen come “pericolo per la democrazia” mentre non ha il coraggio nemmeno di scrivere che Lega e FdI sono estrema destra si capisce come briciole di fascismo possano passare indisturbate nella narrazione politica quotidiana.

Ma la degenerazione sul 25 aprile è avvenuta quando gli attacchi agli antifascisti hanno cominciato ad arrivare da presunti leader di presunto centrosinistra (leggi l’articolo) che hanno piegato il corteo del 25 aprile ai loro piccoli cabotaggi di bottega.

Se ci potevamo aspettare che Berlusconi avesse una provvidenziale tendinite ogni volta che c’era da ricordare la Resistenza non avremmo mai immaginato di dover i difendere da un ex segretario del Pd (Matteo Renzi) che ogni 25 aprile non ha perso occasione di attaccare l’Anpi e di provare a rivendere un antifascismo omeopatico buono solo per farci un tweet.

Quest’anno alle solite provocazioni dei cosiddetti “centristi” (a Renzi si è aggiunto anche Calenda insieme ai Radicali) si aggiunge il dolore terribile del popolo ucraino che deve assistere a madri che seppelliscono i figli mentre sul loro dolore speculano i signori della guerra. Il corteo di quest’anno è stato una spina perché la disunità non si è misurata sulle diverse posizioni politiche ma si è cibata di un orrore reale, con sangue e morti veri.

Gli ucraini a cui hanno fatto credere che questo 25 aprile fosse la ribalta della loro unica prima serata possibile, i figli dei partigiani e dei deportati che si sono sentiti trascurati dalla cronaca che ha messo il tacco sulla faccia della memoria, il Pd che ancora una volta balbetta di fronte ai suoi elettori che gli chiedono un po’ di coraggio.

E così, nel torrente di gente che marciava verso la piazza, la sensazione regina era uno sbriciolamento e che non rispetta nessuno: i partigiani, gli antifascisti, il popolo russo che subisce la protervia di Putin, l’Ucraina che sanguina. Gli unici che sorridono sono quelli che ogni anno devono trovare una leva per sollevare lo scontro e quest’anno invece si sono ritrovati in mano un bestseller. Ne usciamo male tutti. Essere antifascisti è sempre più faticoso.