Non bastano le armi spedite all’Ucraina. Guerini aumenta la spesa per preparare il nostro esercito alla guerra

Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini sta aumentando la spesa per accelerare la velocità d’intervento del nostro esercito.

Sulle spese militari Lorenzo Guerini continua a tirare dritto. Ignorando i mal di pancia della maggioranza, soprattutto del Movimento Cinque Stelle, e seguendo i dettami del presidente del Consiglio, Mario Draghi.

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Un’azione che va nella direzione di preparazione dei militari su eventuali interventi in scenari bellici. Benché la tesi sia quella di voler mantenere la pace. Certo, nessuno dal governo ha lasciato presagire all’evoluzione di un intervento diretto, in Ucraina.

Un decreto firmato da Guerini incrementa il fondo per “gli assetti ad alta e altissima prontezza operativa”

Ma sono un fatto gli investimenti sulla preparazione dei soldati e sul miglioramento della logistica rappresenta una tendenza consolidata. Agli atti c’è un decreto, firmato proprio da Guerini, che incrementa il fondo per “gli assetti ad alta e altissima prontezza operativa”. Un capitolo incluso tra i vari commi della Legge di Bilancio, approvata nello scorso mese di dicembre, che ha declinato le modalità di spesa sui singoli comparti proprio in ore concitate. Il fondo, nel complesso, passa da 3 a 6 milioni di euro. Esattamente il doppio.

La dotazione, si legge nel testo, è “finalizzata a consentire di far fronte agli oneri di approntamento, addestramento, impiego e mantenimento del livello di prontezza delle unità operative”. Insomma, i militari italiani devono essere pronti a tutto. E per questo vengono aumentare le risorse. Anche se, formalmente, si parla di una misura che vuole “assicurare il rispetto degli impegni assunti dall’Italia connessi con il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali”.

Del resto nelle ultime ore gli uffici ministeriali sono iper attivi. Sono pronti a varare il nuovo decreto, il terzo, sull’invio delle armi all’esercito ucraino. Ovviamente tutto top secret e senza la possibilità che il Parlamento sia informato nel dettaglio e possa esprimersi sulla questione.

“Il governo dice di non voler riferire sull’elenco delle armi date all’Ucraina per una questione di sicurezza nazionale. Ma potrebbero riferire alle commissioni competenti e secretare gli atti”, spiega a La Notizia Emanuela Corda, deputata di Alternativa. “Questo – aggiunge la parlamentare – è previsto dai regolamenti della Camera, non ci si può trincerare dietro il confronto al Copasir, comitato in cui non sono nemmeno rappresentate tutte le forze politiche”.

Il diretto interessato, il ministro Guerini, continua però a minimizzare. Proprio ieri, a margine del Consiglio europeo, ha ribadito il concetto: “L’obiettivo del sostegno italiano è di consentire all’Ucraina e al suo popolo la propria legittima difesa, così come indicato dal Parlamento”. Quindi si tratta di “un impegno che non può essere disgiunto dallo sforzo diplomatico che in ogni sede stiamo conducendo per il cessate il fuoco e l’avvio dei negoziati di pace”.

Ma sul versante delle missioni, il ministro ha confermato che un nuovo contingente italiano sarà presto inviato in Bulgaria “per il rafforzamento della postura di deterrenza e rassicurazione sul fianco est”. L’ultimo provvedimento del Ministero della Difesa è però formato da varie voci. In primis c’è quella per la manutenzione dei mezzi, l’acquisto di equipaggiamento, di altri materiali e similare.

Per il 2022 l’esborso previsto ammonta a 370 milioni di euro, mentre per il 2023 e il 2024 sale a 740

Per il 2022 l’esborso previsto ammonta a 370 milioni di euro, mentre per il 2023 e il 2024 sale a 740 milioni di euro. Il trend di raddoppiare le spese, del resto, riguarda anche gli altri capitoli come quello dei carbolubrificanti, che sono i rifornimenti, utili alla logistica militare. In questo caso si passa 780mila euro a oltre un milione e 560 mila. Crescono anche il sostegno logistico e le spese per campi e manovre, che arriveranno a 2 milioni e 700 mila euro nel 2023, restando stabili nel 2024, ma con un raddoppio secco in confronto all’anno in corso.

“Sia chiaro – osserva ancora la deputata Corda – che lo strumento militare necessita di essere aggiornato per dare ai servitori dello Stato tutti gli strumenti a disposizione. Ma i sospetti sono sulla tempistica dell’emanazione di questi decreti. Ormai siamo in un’economia di guerra”. E in effetti sembra quasi una provocazione. A cinque mesi e mezzo dal via libera alla manovra, arriva il provvedimento sugli assetti ad alta e altissima prontezza operativa. Quasi un messaggio nella bottiglia, e neppure tanto in codice, a chi si oppone al riarmo.

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