Non c’è contenzioso che tenga. Su Autostrade Conte ha ragione. Parla l’economista Galloni: “Servono contratti chiari. Il profitto non può mai prevalere su salute e sicurezza”

di Raffaella Malito
L'intervista

“Dal pane alle Autostrade. Ci sono alcuni beni collettivi in cui non si possono fare sconti ai privati e in cui non si può prescindere dal controllo dello Stato”. Parola dell’economista Antonino Galloni, ex direttore generale del ministero del Lavoro e presidente del Centro studi monetari, con alle spalle una carriera accademica nelle principali università italiane.

Revocare o no la concessione ai Benetton?
“Se il ponte non fosse crollato e non ci fossero state vittime, oggi, il comportamento delle autorità sarebbe stato lo stesso? Un conto sono le considerazioni politiche condivisibilissime, un altro capire che a livello di sistema affidarsi a privati che hanno come unico obiettivo il lucro e, conseguentemente, si guardano bene dal mantenere alcuni impegni necessari in termini di manutenzione ordinaria e straordinaria, fa sì che si verifichino eventi di tale drammaticità per occuparsi della cosa pubblica”.

Il premier ha detto che i Benetton prendono in giro i famigliari delle vittime e che lo Stato non può essere loro socio. E’ d’accordo?
“Conte nello specifico si sta comportando bene ma il problema è che noi dobbiamo enunciare un principio di massima. Ovvero che i servizi pubblici dove sono coinvolte la salute e la sicurezza dei cittadini non possono privilegiare un margine di profitto per chi li gestisce e se ne avvantaggia, a scapito, appunto, della salute e della sicurezza dei cittadini. Le nostre autostrade erano carissime e la manutenzione lasciava a desiderare. E non parlo del solo ponte di Genova ma anche di altre situazioni in cui facendo il gioco del pesce in barile o approfittando di chi si doveva accollare la manutenzione si gonfiavano i profitti e si metteva a repentaglio la sicurezza dei cittadini”.

Le ripeto la domanda: revoca o no?
“Nello specifico credo ci siano gli estremi per la revoca ma è una questione giuridica. Io credo ci sia stata una divisione di competenza e dunque di responsabilità fra le varie tipologie di manutenzione. Ma tra manutenzione ordinaria e quella straordinaria ci dev’essere un’area comune in cui se fai il furbo e ci sono conseguenze così gravi non puoi non essere ricondotto a un discorso etico e penale”.

Sarà lo Stato a rimpiazzare i Benetton?
“Non vorrei che questo accadesse perché ci sono state 43 vittime. Non si può dare in gestione un bene così importante che implica grandi guadagni, e anche costoso per i cittadini, senza impegni precisi dalla controparte. E allora o lo Stato gestisce direttamente questi beni o, meglio ancora, lo fa attraverso sue società, come avveniva una volta e non c’erano tutte queste tragedie. Oppure fa degli affidi o appalti o accordi in cui chi prende in gestione questi beni non faccia il furbo. Ci vogliono accordi precisi da cui discendano delle responsabilità precise anche in termini di inadempienze contrattuali”.

E se la revoca comportasse un contenzioso miliardario per lo Stato?
“Un contenzioso ci sarebbe quasi sicuramente e non piccolo. Ma visto quello che è successo, anche per mancata manutenzione da parte della componente privatistica, io non vedo perché lo Stato non dovrebbe affrontare questa prospettiva. Certo noi non abbiamo sufficienti informazioni per rispondere su questioni legali ma ritengo non ci si debba fermare davanti alla prospettiva di un grosso contenzioso”.

Renzi, e non solo lui, dice che se proprio lo Stato vuole tornare nella proprietà, l’unica possibilità è una operazione su Atlantia con un aumento di capitale e l’intervento di Cdp.
“è una soluzione, ce ne sono diverse. Cosa essenziale è capire che i beni collettivi e i servizi pubblici debbano avere al primo posto la sicurezza e l’interesse dei cittadini, poi vediamo come garantire l’economicità. Se i privati vogliono entrare, che entrino ma a determinate condizioni. Non sono contro di loro e per la statalizzazione e la nazionalizzazione di tutto ma sono perché l’interesse e il bene comune siano salvaguardati senza se e senza ma”.

Insomma nazionalizzare non sarebbe una bestemmia?
“No, dato il comportamento di alcuni privati. Non si deve demonizzare il profitto ma ci devono essere dei paletti etici. Ben venga che i privati facciano il pane ma lo facciano con i criteri dovuti e non con la farina di marmo per aumentarne il peso. Non è che lo Stato debba fare il pane ma bisogna controllare che siano utilizzate farine buone. Le Autostrade hanno bisogno di manutenzione, il pane va fatto col grano buono”.