Non c’è Giustizia senza caos

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Di Lapo Mazzei

Domanda: ma il governo Renzi esiste ancora? Oppure è solo un’entità astratta, una convenzione della politica? È un po’ come se ci fossero delle figure che si muovono nell’ombra, ma solo per fare scena. La sensazione che si ottiene osservando Palazzo Vecchio è che il premier, mai come in questo momento, sia tornato ad essere affetto – qualcuno sospetta addirittura che stavolta si tratti di una forma acuta – dalla sindrome del compasso. Sindrome dalla quale, a dire il vero, non è mai guarito del tutto. In pratica Matteo Renzi è il perno e dentro al cerchio che va tracciando con il pennino, cosa che ormai fa tutti i giorni, non ci sono che tracce dei suoi ministri, piccoli puntini infinitesimali. E il cerchio tracciato dal compasso Renzi, tutt’altro che magico in questo caso, serve non solo a delimitare il raggio d’azione dei suoi ministri ma a stabilire chi deve far cosa. Stando agli ultimi avvenimenti, ovvero la rottura evidente con il titolare della Pubblica istruzione sulla riforma della scuola e la polemica sulla Giustizia che rischia di scavare una trincea all’interno della maggioranza, danno netta la percezione che Renzi voglia far tutto da solo, dimostrando come la chiamata alle armi dei compagni, pardon dei militanti, del Pd fatta con la lettera inviata alla festa de L’Unità sia seria e concreta e non una semplice mozione degli affetti.

Governo avanti tutta
Con un esercito dietro, vero non finto, Renzi punta a fermare i suoi colonnelli, a marginalizzarli se serve. Il senso lo ha dato, forse involontariamente o forse no, il ministro Marianna Madia l’altro giorno: “I cittadini ci hanno detto di andare avanti”. Il concetto è basico, quasi elementare, per non dire banale. Eppure sembra essere proprio questo il nuovo mantra di Renzi che sta preparando un Consiglio dei ministri che potrebbe rappresentare un passaggio storico per la vita del suo governo, al di là della riforma della Giustizia. Perché il premier vuol dare agli italiani, sempre più impauriti e sfiduciati dai dati dell’economia, nuova biada per correre, visto che gli 80 euro sono già storia, senza un futuro. E allora fari puntati sul consiglio di venerdì e sulle polemiche di queste ore.

La frenata
Partiamo dalla Giustizia, ovviamente. La frenata – in parte attesa essendo più tattica che sostanziale – arriva proprio nel momento in cui il ministro Andrea Orlando stava per compiere il rush finale. In agenda c’era l’ultimo vertice per i partiti di maggioranza, a via Arenula, sulla riforma della giustizia, che andrà in Cdm venerdì, ma la giornata si chiude con la rinnovata distanza tra gli alleati Pd e Ncd. Che nessuno nasconde. A partire proprio dal ministro. “Sono emerse delle differenze di approccio”, dice Orlando, “in ordine anche alle priorità da individuare e delle quali riferirò puntualmente in Consiglio dei ministri mantenendo l’obiettivo che ci eravamo dati di portare in quella sede tutto il lavoro che è stato elaborato”. È chiaro che Orlando, pur non essendo amato dal premier, deve flirtare con Renzi, anche se vorrebbe dialogare con gli alfaniani. Storia impossibile, per ora. Non a caso il premier, via Twitter, accende il falò delle polemiche: “Il nostro obiettivo è dimezzare entro #millegiorni arretrato del civile e garantire processo civile in primo grado in un anno, anziché tre come oggi”. Chiaro no? Semmai ci fossero dei dubbi arriva un altro cinguettio: “Oggi la giustizia si ferma dal 1° agosto al 15 settembre. Noi proponiamo il dimezzamento della chiusura estiva dei tribunali: solo 20 giorni”. Un pratica questo è ciò che vuole Renzi? E gli alleati? Beh, qui il campo si fa minato perché per il Ncd la riforma della Giustizia è una sorta di spartiacque, capace di determinare il futuro degli alfaniani, dato che Silvio Berlusconi, proprio su questa riforma, non vuole sorprese tanto che non è disposto a fare sconti a nessuno. E, se dovesse servire, anche a rimettere in discussione il patto del Nazareno. Ecco perché compasso Renzi si è rimesso in moto. Possibile che si vada verso una crisi? No, semmai prepariamoci ad affrontare un settembre rovente, per giunta con la riapertura delle scuole.