Non c’è solo la grana del Monte dei Paschi. Si apre anche la partita dei boiardi nei posti di potere

di Stefano Sansonetti
Economia

Non c’è solo la grana Montepaschi alla porte, con il nuovo Governo che si troverà subito tra le mani la patata bollente. La realtà è che all’ombra del nuovo Esecutivo è già entrata nel vivo la partita per le poltrone che contano all’interno dei gabinetti ministeriali. Qui la maggiore fibrillazione si respira al Tesoro. Nonostante la conferma di Pier Carlo Padoan, infatti, parrebbe segnato il destino del suo attuale capo di Gabinetto, Roberto Garofoli, che secondo le indiscrezioni potrebbe rientrare al Consiglio di Stato come presidente di sezione o tornare a palazzo Chigi (ma non nel ruolo di segretario generale che aveva interpretato ai tempi del Governo di Enrico Letta).

I margini – Al suo posto i rumors danno in arrivo Luigi Fiorentino, che da agosto è uno dei tre vicesegretari della presidenza del consiglio. Fiorentino vanta una lunga trafila da gran commis: è stato capo di gabinetto dell’ex ministra degli affari regionali Maria Carmela Lanzetta (Governo Renzi), dell’ex ministra dell’istruzione Maria Chiara Carrozza (Governo Letta) e dell’ex ministro dell’istruzione Francesco Profumo (Governo Monti). In più, dal 2005 al 2011, è stato prima capo di gabinetto e poi segretario generale dell’Antitrust, durante il “regno” di Antonio Catricalà. Ma soprattutto Fiorentino è vicinissimo all’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al figlio Giulio. Il suo approdo al Tesoro potrebbe anche essere letto come tentativo di presidiare la partita delle nomine nella società pubbliche che si aprirà la prossima primavera, magari per preservare (almeno in parte) lo status quo. Tra l’altro oggi nel gabinetto di via XX Settembre c’è un discreto affollamento. Accanto a Garofoli, senza dare troppo nell’occhio, come vicecapi di gabinetto sono stati nominati nel settembre scorso Antonio Malaschini e Antimo Prosperi. Il primo, storico segretario generale del Senato e pensionato d’oro (da sottosegretario al Governo Monti denunciò una pensione annuale da 519 mila euro lordi), è stato nominato a titolo gratuito per un solo anno. Il secondo, invece, fino a poco prima guidava la direzione VI del Tesoro responsabile per il contenzioso comunitario. In più a via XX Settembre, come capo della segreteria tecnica di Padoan, c’è sempre Fabrizio Pagani, che in precedenza era stato consigliere economico di Enrico Letta. Funzionario Ocse in prestito al ministero, come confermò lo stesso Tesoro a La Notizia (vedi numero del 17 giugno del 2014), Pagani è uno dei più pagati del dicastero, visto che cumula il suo lauto gettone da consigliere di amministrazione Eni.

Gli altri – Ma anche a palazzo Chigi qualcuno è pronto a traslocare. L’indiziato numero uno è Raffaele Tiscar, vicesegretario generale, chiamato da Renzi nel maggio del 2014 e poi diventato l’uomo della banda larga, incaricato di seguire il dossier che poi ha coinvolto Enel Open Fiber. Più in divenire, invece, la posizione di Paolo Aquilanti, attuale segretario generale di palazzo Chigi. Aquilanti è arrivati nell’aprile 2015 in quota Maria Elena Boschi, visto che poco prima era inquadrato come capo Dipartimento dei rapporti con il Parlamento (una delle deleghe della Boschi). Con l’ex ministra a palazzo Chigi, nella nuova veste di sottosegretario, per lui ci sarebbe qualche chance di permanenza. Ma tornando per un attimo ai rampolli Vip, c’è anche Bernardo Giorgio Mattarella, figlio del capo dello Stato, che si sta dando molto da fare. Per smaltire la cocente delusione derivante dalla bocciatura rifilata dalla Consulta alla riforma Madia della Pa, che era stata scritta da Mattarella jr in qualità di capo del legislativo della stessa ministra, adesso starebbe cercando di accomodarsi sulla poltrona di presidente della Sna, la Scuola nazionale dell’amministrazione, provando a sfruttare una sua trasformazione in Agenzia (con tanto di autonomia finanziaria). Il problema è che, caduta la riforma Madia, questo passaggio è in discussione. E Mattarella jr si starebbe spendendo per cercare in qualche modo di recuperarlo.