Non giochiamo con le nostre pensioni

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di Gaetano Pedullà

Quanto possiamo fidarci dell’Inps? E del suo presidente? Ieri il super impegnato Antonio Mastrapasqua ha fatto prendere un colpo a milioni di italiani. Mastrapasqua è il presidente dell’Istituto nazionale di previdenza, seduto contemporaneamente su una incredibile quantità di poltrone: vice presidente di Equitalia, presidente della società immobiliare Idea Fimit, amministratore delegato di Italia Previdenza, sindaco di Coni servizi. Se dovesse sentirsi male a inseguire tutte queste cariche, non ha problemi: è anche direttore dell’ospedale israelitico di Roma. Un’ubbriacatura di poltrone che in un paese normale farebbe gridare allo scandalo. Ma qui no, e così il nostro presidente sommando stipendi, indennità e gettoni si porta a casa nel silenzio generale uno stipendio milionario. Ieri l’Ocse ci ha detto che i dirigenti pubblici italiani sono pagati tre volte più della media dei loro omologhi di tutto il mondo. Burocrati superstar che fanno impallidire i privilegi della casta dei nostri politici. Ecco, in questo quadro Mastrapasqua ieri ha preso carta e penna e ha avvertito i ministri del Tesoro e del Lavoro che i conti dell’Inps sono in pericolo per il gran debito scaricato sull’istituto dall’Inpdap, l’ex cassa dei dipendenti pubblici. A questo punto, apriti cielo: l’allarme è risuonato dalle piramidi alle Alpi. Il ministro Saccomanni ha gettato acqua sul fuoco e lo stesso Mastrapasqua ha precisato che no, in fondo la situazione non è così grave, le pensioni sono al sicuro, anzi i conti vanno benissimo. Allora, delle due l’una: o ha detto una fesseria prima, oppure l’ha detta dopo. Che l’inps soffra per la fusione con l’Inpdap si sa da sempre. Dunque cosa voleva dire l’allarme rilanciato ieri? Che ci sono nuovi buchi? Il fatto che l’Inps sia zeppa di immobili in un periodo in cui il mattone vale niente, c’entra qualcosa? Ieri Mastrapasqua ha rassicurato. Ma chissà perché non ci sentiamo per niente più tranquilli.