Non siamo un Paese per turisti. Così la lobby degli alberghi bastona Expedia, Booking e Airbnb. E Rutelli si difende: non sono un lobbista

di Stefano Sansonetti
Primo piano

Uno scontro tra lobby che più aspro non si può. Con il non trascurabile dettaglio che per ora i nomi dietro le quinte non sono ancora stati messi a fuoco, soprattutto per quanto riguarda uno dei due litiganti. Da questo punto di vista il nome più importante è quello di Bernabò Bocca, senatore di Forza Italia, ma soprattutto da una vita sulla tolda di comando di Federalberghi. E si capisce, visto che Bocca guida il gruppo Sina Hotels, con strutture nelle principali città italiane. Ed eccoci al punto. C’è proprio Federalberghi, in pratica la lobby degli albergatori, dietro all’emendamento anti Airbnb presentato l’altro giorno alla Manovra dalla deputata Pd Silvia Fregolent. Parliamo di quella proposta di correzione che introduce una cedolare secca sugli affitti a carico dei proprietari degli appartamenti intermediati dalla piattaforma Airbnb, con il colosso americano che dovrebbe fungere da sostituto d’imposta.

Il punto della situazione – Un “impegno” burocratico che l’affittacamere a stelle e strisce vede come fumo negli occhi. Questa modifica, soprattutto dopo la netta contrarietà espressa dal premier, Matteo Renzi, probabilmente non passerà, né adesso, né con il famigerato maxiemendamento. Ma quello che è successo è significativo e rivelatore delle manovre in atto sullo sfondo. Operazioni che saldano intorno a uno stesso obiettivo parti di Fi e Pd. Questo spiega come dall’azzurro Bernabò Bocca si arrivi alla democratica Fregolent. Che poi non è la prima volta che questa filiera occupa la scena. Già un anno fa un altro deputato del Pd, Tiziano Arlotti, aveva presentato al disegno di legge sulla concorrenza un emendamento per cancellare la cosiddetta “parity rate”, la norma che impedisce agli albergatori, nel contatto diretto coi clienti, di applicare tariffe inferiori rispetto a quelle praticate attraverso i giganti del turismo on line con Booking.com o Expedia. Emendamento che era stato condiviso dai relatori allo stesso provvedimento, ovvero Andrea Martella (Pd) e ancora la Fregolent, la cui sensibilità nei confronti delle istanze degli albergatori parrebbe consolidata. Dopo un anno, però, il ddl concorrenza è ancora bloccato nelle sabbie mobili parlamentari. Insomma Federalberghi, al di là del successo che l’iniziativa può fruttare, sembra aver schierato le sue truppe. Ma non da meno è Airbnb. Spesso, anche in questi giorni, si è discusso della consulenza che all’epoca il colosso americano ha affidato all’ex sindaco di Roma, nonché ex ministro, Francesco Rutelli. Ma l’affittacamere a stelle e strisce ha seguito anche altre strade. Fino a non molto tempo fa, per dire, si era affidato alla consulenza della Cattaneo Zanetto, una delle principali società italiane di lobbying. Un rapporto molto stretto, se l’attuale public policy manager di Airbnb, Alessandro Tommasi, prima lavorava proprio nella Cattaneo Zanetto.

Il resto – Non solo, perché qualche mese fa la piattaforma Usa aveva commissionato alla società di ricerche Sociometrica uno studio sul suo impatto sul turismo italiano. Ne è venuto fuori un report lusinghiero. “La community di Airbnb”, vi si legge, “ha contribuito nel 2015 a un beneficio economico complessivo di 3,4 miliardi di euro, supportando l’equivalente di quasi 100 mila posti di lavoro”. E la società Usa, si legge in un altro passaggio, “sta diffondendo e diversificando il turismo in Italia: 3,6 milioni di ospiti hanno usato Airbnb per viaggiare in Italia durante l’anno passato e 1,34 milioni di residenti italiani hanno scelto Airbnb per viaggiare all’estero”. Sociometrica, per inciso, è diretta da Antonio Preiti, che dal 2010 al 2011 ha ricoperto il ruolo di capo delle relazione internazionali del comune di Firenze all’epoca guidato dal sindaco Matteo Renzi. Quello stesso Renzi che, da presidente del consiglio, l’altro giorno ha aspramente criticato l’emendamento anti Airbnb. Ma lo scontro è soltanto all’inizio. E potrebbe andare avanti a lungo, anche riattivandosi nell’ambito di altri provvedimenti. Nel frattempo sono già scintille.

Twitter: @SSansonetti

L’Ufficio stampa di Francesco Rutelli ha chiesto di pubblicare la seguente precisazione: 

Gentile Direttore,

Necessita una precisazione l’articolo pubblicato oggi da La Notizia con titolo: “Albergatori contro Airbnb. Guerra di lobby in Parlamento”.

Com’è noto, Francesco Rutelli è stato richiesto dall’azienda USA Airbnb (la grande piattaforma di sharing economy legata all’ospitalità tra privati) di dare dei consigli sui cambiamenti e le strategie del turismo internazionale. E’ un’opportunità di grande interesse, che gli ha finora consentito di incontrare i vertici e molti dirigenti della compagnia in due occasioni, a Philadelphia e San Francisco.

Rutelli ha espresso da tempo le sue opinioni su questi grandi cambiamenti, che sono positivi per i redditi della classe media e molto positivi per le opportunità del turismo diffuso in Italia, e vanno svolti in legalità e trasparenza.

Non si è però occupato e non si occupa delle attività di regolazione in Italia – tanto meno di svolgere attività di lobby, che sono rispettabilissime, se a loro volta trasparenti -; né delle recenti discussioni parlamentari sulla tassazione svolte in Parlamento, su cui si è pronunciato il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Con un cordiale saluto.
Aldo Torchiaro
Capo Ufficio Stampa
Presidente Francesco Rutelli
 

Risponde l’autore dell’articolo Stefano Sansonetti:

In verità mai nel mio pezzo odierno ho dato all’On. Rutelli del lobbista. Anzi, dopo attenta lettura dell’intervista a il Tempo, in cui spiegava di avere un rapporto di advisory con Airbnb, l’ho definito consulente e non lobbista, proprio per distinguere la sua posizione da quella di Cattaneo Zanetto.

Insomma, non capisco cosa ci sarebbe da precisare. Né voglio credere a un caso di “excusatio non petita accusatio manifesta”.

Stefano Sansonetti