“Non siamo una colonia. Tocca ai sovranisti ridisegnare l’Europa”. Parla Alemanno: “Solo Salvini può riuscirci”

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Identità, sovranità, comunità. Sono i tre ingredienti coi quali Gianni Alemanno chiede di “cambiare l’Italia”, soprattutto nel proprio rapporto con l’Europa. “Per questo – sottolinea con La Notizia – è nato il Movimento Nazionale per la Sovranità, quella parte della destra che riconosce senza ambiguità la leadership di Matteo Salvini”.
Alemanno, siamo un Paese a sovranità limitata?
“Noi lo abbiamo sempre detto, siamo nati come movimento sovranista proprio perché riteniamo che il problema principale dell’Italia è di vivere in una condizione di colonia. Dopo quello che è successo con la nascita di questo Governo, nessuno può più negarlo: è la sua rappresentazione plastica”.

Per molti sovranismo è sinonimo di nazionalismo…
“La sovranità non è il nazionalismo, l’isolamento dal resto del mondo. È, semplicemente, pretendere che in tutte le scelte politiche internazionali ci sia la reciprocità e che quindi se stiamo in Europa dobbiamo avere vantaggi superiori agli svantaggi. Oggi avviene esattamente il contrario”.

Come si reagisce?
“Facendo una trattativa seria in Europa. Da questo punto di vista, il nostro ‘piano B’ non deve necessariamente riguardare l’Euro”.

Quale ricetta avete individuato?
“Stiamo andando incontro alla votazione del quadro pluriennale di bilancio dell’Europa che necessità del voto all’unanimità, quindi anche un singolo paese ha il diritto di veto. Metterlo vorrebbe dire iniziare una trattativa serie in Ue con la schiena dritta, non andando a prendere lezioni da nessuno”.

Ma chi sono i responsabili di questa situazione che lei ha fotografato?
“Prima di tutto, c’è un aspetto culturale. Bisogna togliersi dalla testa la teoria del vincolo esterno che è stata teorizzata da Ciampi e altri: noi non siamo di Serie B o una razza inferiore in Europa, come emerge da certi discorsi fatti dai tedeschi. Siamo la terza economia produttrice. Poi c’è un secondo elemento”.

Ovverosia?
“Che arrivino al Governo delle forze che non siano subalterne ai poteri forti che hanno tutto l’interesse a difendere lo status quo. La crescita di un movimento radicato nel ceto medio e popolare che sta costruendo Salvini può cambiare questi assetti senza avventure, realisticamente, sapendo cos’è bene e male per l’Italia”.

Visto quanto accaduto negli ultimi giorni, pensa che Mattarella debba dimettersi?
“Chi ha proposto l’impeachment evidentemente non sapeva di cosa stava parlando, visto che il capo dello Stato sarebbe stato giudicato da una Consulta più europeista di lui uscendone santificato. Più di tutto, oggi serve una svolta presidenzialista, dicendo con chiarezza che o si fa un Esecutivo con una radice sovranista o si torna a votare”.

A votare col Centrodestra unito?
“Ci sono i margini perché si possa andare uniti, ma Berlusconi e la Meloni devono riconoscere definitivamente la leadership di Salvini. Se si ricomincia coi balletti, è chiaro che andrà da solo, senza compromessi”.

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di Gaetano Pedullà

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