Non solo Camera e Senato. La vera casta è (ancora) quella delle Regioni: 30 milioni all’anno ai gruppi

di Antonio Acerbis
Primo piano

I tempi di Franco Fiorito e delle varie inchieste che hanno travolto praticamente tutti i consigli regionali in giro per l’Italia, sembrano ormai lontani. In alcuni casi sono piovute anche condanne per le ormai famose “rimborsopoli” che hanno toccato tutte le Regioni d’Italia, da Nord a Sud. Eppure pare proprio che il discorso, da allora, non sia cambiato. O perlomeno non più di tanto. Perché, a conti fatti, la vera casta resta quella che siede nei consigli delle Regioni d’Italia.

La ragione? Semplice: basta andare a leggere i dati raccolti da OpenPolis. Un confronto per capirci: aldilà di stipendi (non certo bassi, se si considera che il trattamento base, nella stragrande maggioranza dei casi, può arrivare a quota 11mila euro al mese) e vitalizi che sono restati, in diverse realtà, imperituri, checché ne dica la legge (poco tempo fa sono stati deliberati quelli per gli ex consiglieri del Molise. Totale della spesa: circa 4 milioni di euro), ci sono poi i fondi destinati ai gruppi consiliari. Ed ecco qui un’altra montagna di soldi. Parliamo, infatti, di un contributo che, nel suo complesso, supera i 30 milioni di euro. Un contributo, cioè, più alto anche di quello della Camera (che si ferma a poco meno di 30 milioni) e del Senato (che invece non supera i 20 milioni). Un bel gruzzoletto, se si tiene conto – peraltro – che proprio sui fondi ai gruppi consiliari c’è stato anni fa il caos totale, con tutte le inchieste sulle rimborsopoli regionali. Sono questi infatti i soldi spesso stati citati nelle cronache giudiziarie per le malversazioni e gli scarsi controlli sul loro utilizzo.

I trasferimenti ai gruppi regionali vengono erogati per due scopi: pagare il personale a loro disposizione (impiegati, consulenti, tecnici giuridici) e fare fronte alle spese ordinarie di funzionamento. Quest’ultimo tipo di spese in particolare, poco rendicontate e talvolta utilizzate per scopi impropri, sono state oggetto di una stretta in anni recenti. Dal 2012, infatti, un decreto del Presidente del Consiglio, d’accordo con le Regioni, fissa alcune regole su come impiegare correttamente il contributo per le spese di funzionamento ai gruppi nei consigli regionali. Il contributo può essere usato per: spese di cancelleria, acquisto di libri, quotidiani e riviste, spese telefoniche e postali,  promozione dell’attività del gruppo, acquisto di spazi pubblicitari per la promozione dell’attività del gruppo.

Eppure il monte resta decisamente elevato. OpenPolis, a riguardo, ha fatto anche degli interessanti conti. Aldilà degli stipendi, vitalizi e indennità, soltanto i fondi ai gruppi regionali equivalgono a un contributo medio per consigliere regionale di oltre 39mila euro. In pratica, un secondo stipendio.

Schermata 2016-08-01 alle 09.33.43E qual è la Regione dove il peso dei finanziamenti ai gruppi regionali si fa più sentire? Il piccolo Molise. Qui, infatti, se si fa un conto pro capite emerge che solo di gruppi regionali, i molisani hanno pagato una piccola “tassa” pari a 3,61 euro. Decisamente tanto se si considera che nella ben più grande Lombardia – per fare un esempio – il conto pro capite è pari a soli 5 centesimi. Chapeau!