Le opposizioni lo aspettavano al varco al question time di ieri alla Camera. Ma Carlo Nordio, che ha dato il suo nome alla riforma della Giustizia bocciata da 15 milioni di no e che è il vero grande sconfitto assieme alla premier Giorgia Meloni del referendum, non ha nessuna intenzione di fare passi indietro.
Nordio non molla e rilancia: ho la fiducia del governo e della premier
“Non è previsto in nessun ordinamento che il ministro si dimetta a seguito dell’esito negativo del referendum, tanto più che la fiducia è già stata confermata dal governo e dalla presidente del consiglio”, ha detto Nordio. Rispondendo a un’altra interrogazione il ministro ha ribadito di essersi assunto la “responsabilità politica del fallimento del referendum, ma poiché la fiducia del governo e della presidente del consiglio è confermata non c’è nessuna ragione perché il ministro abbandoni il suo posto”.
Non risponde sulla posizione di Andrea Delmastro, sottosegretario al suo dicastero che ha rassegnato le dimissioni. “Avendo il sottosegretario già rassegnato le dimissioni, viene meno, come si dice, la materia del contendere. Quanto ai chiarimenti che sono stati richiesti al medesimo, si è dichiarato disposto a darli nelle sedi opportune”. E fino all’ultimo, il Guardasigilli rende onore alla sua oramai ex capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi, anche lei costretta a rassegnare le dimissioni.
L’ultima difesa della sua ormai ex capo di gabinetto Bartolozzi
“Come sapete – ha detto il ministro – la dottoressa Bartolozzi ha dato le dimissioni e ha sempre, secondo il mio giudizio, incessantemente svolto le sue funzioni con dignità ed onore. Il suo gesto spontaneo dimostra un grande senso di responsabilità e confido cessino definitivamente le strumentali polemiche che hanno investito la sua persona e tutto il ministero. A lei va il più sentito ringraziamento mio per lo straordinario impegno che ha profuso in questi tre anni e mezzo sia come vice capo di gabinetto sia come capo di gabinetto”.
I guai di Bartolozzi
Bartolozzi, ricordiamo, è indagata per il caso del generale Almasri, il militare libico accusato di torture, prima arrestato in Italia e poi rimpatriato da un aereo dei servizi segreti del nostro Paese. Il Parlamento ha fermato l’indagine del tribunale dei ministri dei confronti del sottosegretario Mantovano e dei ministri Nordio e Piantedosi. Ma ora la procura di Roma sarebbe pronta a chiedere il rinvio a giudizio per l’ormai ex capa di gabinetto, accusata di false informazioni ai pm. La sua versione dei fatti è stata infatti definita dai giudici del tribunale dei ministri come “inattendibile” e “mendace”. L’ex braccio destro del ministro Nordio nelle ultime settimane è stata al centro anche di violente polemiche per alcune affermazioni fatte in campagna elettorale come quella che definiva la magistratura “un plotone di esecuzione” di cui doversi liberare.
Il vero rammarico di Nordio
Nordio, rispondendo alle varie interrogazioni a Montecitorio, ha toccato vette altissime quando ha detto che più della sconfitta al referendum gli brucia che gli abbiano attribuito la frase del Csm come “un sistema paramafioso”. Parole pesanti che hanno provocato l’intervento stesso del Capo dello Stato Sergio Mattarella che ha invocato rispetto per l’istituzione. “Ho smentito almeno una cinquantina di volte quella frase sulla para mafiosità del Csm, che non era affatto mia ma era di un magistrato del Consiglio Superiore della Magistratura di cui ho citato parola per parola la dichiarazione. Quella frase è stata attribuita a me e diciamo costituisce un rammarico, forse il rammarico maggiore di questo momento referendario, forse anche peggiore della riconosciuta sconfitta che abbiamo subito”, ha detto Nordio.
La richiesta delle opposizioni: Meloni in Aula
In Aula le opposizioni non solo hanno chiesto il passo indietro di Nordio ma anche che Meloni si degni di andare in Parlamento. “Meloni non può fare finta di niente – ha detto il dem Francesco Boccia – Venga in aula al più presto a confrontarsi con le opposizioni e a dirci se è ancora in grado di governare e di dare risposte agli italiani: non è facendo dimettere ministri o sottosegretari che si risolvono i problemi del costo della vita, del caro carburanti, della scuola e della sanità”.