Numeri incerti sul ddl Zan. I voti cattolici del Pd in libera uscita al Senato. Il leghista Ostellari convoca un tavolo di maggioranza. Per uscire dallo stallo sarà necessario per forza mediare

ddl Zan Ostellari
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

La mediazione deve essere trovata dalla politica nella sede più appropriata, ovvero il Parlamento: a proposito del controverso Ddl Zan almeno questo è un punto fermo. E proprio per “confrontarsi nel merito del testo e insieme trovare la soluzione migliore”, il senatore della Lega e presidente della commissione Giustizia a palazzo Madama, Andrea Ostellari (nella foto), ieri ha convocato per mercoledì prossimo un tavolo di lavoro, con i presidenti dei gruppi di maggioranza.

Del resto la laicità dello Stato e la sovranità del Parlamento sono state ribadite anche nell’intervento di mercoledì in Senato del premier Mario Draghi, che però ha anche assicurato “Che il nostro ordinamento contiene tutte le garanzie per assicurare che le leggi rispettino sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il concordato con la Chiesa”, venendo dunque incontro alle perplessità sollevate dalla Segreteria di Stato Vaticana, in particolare per la “libertà di pensiero” dei cattolici, che rischierebbero conseguenze giudiziarie nell’esprimere le loro convinzioni.

Del resto Draghi ha anche chiarito che “la laicità non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, ma tutela del pluralismo e delle diversità culturali”. Lo stesso Ostellari, e il centrodestra tutto, sono determinati a chiedere modifiche al testo per bypassare le criticità sulla libertà d’espressione e sulla definizione di identità di genere: “Se si trova un accordo, la Commissione può licenziare il testo prima dell’estate”, ha affermato il senatore della Lega ieri ospite a 24 Mattino su Radio24, “L’obiettivo politico non è fermare la discussione sul Ddl Zan, ma molto dipende dagli altri: se vogliono portarlo in Aula è un atteggiamento poco rispettoso e fuori dalle regole. è necessario un intervento migliorativo, si prenda atto delle criticità e si migliori il testo”.

Molto tranchant quanto dichiarato da Matteo Salvini “La Lega è sempre stata pronta a discutere per un testo condiviso, senza ideologia, ma senza dialogo la legge non passa. Ora la palla è in mano al Pd”. E qui effettivamente le cose si complicano: M5S, LeU e lo stesso segretario dem Enrico Letta non vorrebbero indietreggiare di un millimetro e calendarizzare il testo così com’è, senza alcuna modifica, ma dalle parti del Nazareno l’ area cattolica ribolle (leggi ex renziani ed ex Margherita), non a caso Matteo Renzi nel suo intervento in Senato, pur sottolineando che “La legge Zan non viola il Concordato e la nota verbale del Vaticano è un errore”, ricordando come “Le leggi le scrivono i parlamentari, non i cardinali” e che “Italia Viva ha già votato alla Camera e voterà in Senato”, non può esimersi dal constatare che la matematica non è un’opinione: “Suggerisco prudenza: se con il voto segreto va sotto su un emendamento, la legge rischia di essere affossata. Una legge serve e va approvata velocemente: i promotori devono decidere se accettare alcune modifiche con una maggioranza ampia o rischiare a scrutinio segreto su questo testo”.

Stessa preoccupazione, peraltro espressa anche dal ministro Luigi Di Maio: “Il Parlamento è sovrano e ha tutto il diritto di approvare una legge di civiltà che il M5S sostiene. Il tema è politico, ad oggi non ci sono i numeri, e non per i Cinque Stelle”. Peraltro dal MoVimento non sembrano esserci i margini per una mediazione: “Non ci siamo mai sottratti al dialogo e se necessario, i presidenti dei gruppi siederanno intorno al tavolo convocato da Ostellari – ha detto ieri all’AdnKronos, Alessandra Maiorino, senatrice pentastellata della Commissione Giustizia del Senato – Ma le obiezioni sollevate da Lega e pezzi di FI le conosciamo già benissimo, e sono irricevibili. Questa legge è già il frutto di un grande lavoro di concertazione, tutti hanno avuto la possibilità di dare il proprio contributo, da FI a Leu”.

Perplesso su un eventuale esito positivo anche Franco Mirabelli, capogruppo Pd in commissione Giustizia a Palazzo Madama: “Ad oggi, stando alle cose sentite qui nelle audizioni, mi pare molto difficile trovare una strada comune. Abbiamo sentito giudizi inaccettabili e incomprensibili e assistito a 6 mesi di tentativi di affossare il Ddl Zan. In questo quadro pensare che arrivino proposte accoglibili, sembra difficile. Ma è giusto provarci”.