Dl lavoro, finti schiavi disperati veri

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di Sergio Patti

Ma chi è veramente in manette, chi è veramente schiavo: il giovane con le poche sicurezze di un lavoro precario o il disoccupato cronico che non può comprarsi neppure le caramelle senza chiedere i soldi a papà? Una domanda che i senatori Cinque Stelle non si sono posti affatto prima di scatenare una bagarre contro il decreto sul Lavoro approvato ieri a Palazzo Madama. Parlamentari in manette, indossando magliette con su scritto “Schiavi mai” hanno dato battaglia contro la maggioranza che alla fine ha portato a casa la fiducia. I voti a favore sono stati 158 e i contrari 122 (281 i presenti in Aula, 280 i votanti). Il testo su cui l’esecutivo ha incassato la fiducia, che contiene le modifiche frutto della mediazione tra le forze di maggioranza, ritorna ora all’esame della Camera, che deve convertire il decreto in legge entro il 19 maggio.

 Scene penose
Lo spettacolo della seduta parlamentare è stato però tra i più penosi. Alcuni parlamentari pentastellati si sono incatenati tra di loro, mentre la Lega sventolava banconote finte da 80 euro contro il decreto Irpef. Abbastanza perché il presidente di turno, Roberto Calderoli, non avesse scelta che sospendere brevemente la seduta.
Calderoli che non perso l’occasione per gettare benzina sul fuoco, con battute all’altezza del personaggio, un po’ meno del ruolo istituzionale che ricopre. “Ora vado a cercare i fabbri e in un modo o nell’altro uscirete da qui”, ha detto ai senatori ammanettati. Ovvia la reazione. Grida, insulti, caos. Poteva bastare? No, e Calderoli rivolgendosi ai senatori di Grillo li ha ammoniti: “No a spogliarelli con quei fisici”. Palazzo Madama peggio di una bettola di periferia.
In trincea pure Sinistra e libertà, secondo cui il decreto crea “nuova schiavitù”. Concetto già visto, così come gli slogan esposti nei cartelli: “Avete già pagato caro, non avete ancora pagato tutto” oppure “Nessun diritto, nessuna casa, nessuna pensione Nessun futuro”. Amen.

 Le novità
A chiedere ieri la fiducia sul nuovo testo, modificato in commissione lavoro dopo il via libera della Camera, era stata personalmente il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi. Diverse le novità introdotte dopo un dibattito anche aspro, soprattutto con i sindacati. Tra i punti più controversi l’introduzione di forti penali, ma non l’assunzione obbligatoria, per chi sfora il tetto del 20 per cento dei dipendenti a tempo determinato. Ci sono poi nuove agevolazioni sull’apprendistato e il limite di rinnovo di cinque contratti, sempre a tempo determinato, nell’arco di tre anni. Molte delle modifiche al vecchio testo passato in prima lettura sono state apportate da Ncd e Scelta civica, con un risultato che il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha definito una buona mediazione. Adesso parte la corsa contro il tempo. Il decreto dovrà tornare infatti a Montecitorio ed essere riapprovato entro il 19 maggio. Tempi strettissimi. Per Poletti si farà in tempo.

Tensione nel Pd
L’accordo nel Pd d’altronde è trovato. Una volta accontentato Alfano e Scelta Civica, gli unici problemi sarebbero potuti venire da quella minoranza del partito di Renzi che è legata alla Cgil, sindacato totalmente contrario al provvedimento con cui si introduce nuova flessibilità sul mercato del lavoro. La minoranza di sinistra del Pd al suo stesso interno è però divisa, visto che l’ex ministro Cesare Damiano ha lodato il testo uscito dalla Commissione in Senato, a differenza, per esempio, di Stefano Fassina. Alla fine così il decreto è stato approvato con un’ampia maggioranza. Inevitabile il fiume di reazioni nel pomeriggio di ieri, a partire proprio dai sindacati. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, alle prese con il suo congresso, era stata durissima sul Dl Lavoro, in particolare la sua ultima versione: “Peggiora un testo che era già costruito male, creerà sempre più precarizzazione”. Sulla stessa linea Raffaele Bonanni della Cisl: “Il governo se ne frega dei lavoratori”. L’unica apertura è arrivata da Angeletti (Uil): “Ok al decreto, le penali sono buoni deterrenti”. Sul fronte politico, le opposizioni di Forza Italia e Lega Nord hanno parlato di “gioco al ribasso”.