Nuove regioni gialle. Solo l’Abruzzo pasticcia. Svolta in Piemonte, Lombardia, Calabria e Basilicata. Mentre Marsilio resta rosso

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Svolta per Piemonte, Lombardia, Calabria e Basilicata che diventano regioni gialle, mentre l’Abruzzo resta zona rossa fino a nuova ordinanza del Governo. Così perlomeno ha deciso il presidente del Tar dell’Aquila, Umberto Realfonzo, accogliendo la richiesta di sospensiva avanzata dal Governo dopo l’ordinanza del governatore Marco Marsilio, che da solo ha anticipato l’uscita dell’Abruzzo dalle aree di massimo rigore. Insomma, piove un’altra tegola su una regione costretta ora ad attendere la decisione di merito del Tribunale amministrativo, attesa comunque per oggi anche sul merito del ricorso dell’Esecutivo.

Ma il flop della Giunta sovranista non finisce qui. Il Governo ha infatti deciso di impugnare anche la legge urbanistica regionale approvata dalla maggioranza di Centrodestra lo scorso ottobre. La difesa della Regione, affidata all’Avvocatura dell’Ente, punta sul fatto che l’ordinanza Marsilio del 6 dicembre sarebbe stata adottata al termine dei 21 giorni di zona rossa. Ma comunque anticipata dal governatore facendo leva su una competenza non prevista in capo alla Regione.

Nel prendere in esame il caso, ieri il presidente del Tar ha emesso il provvedimento d’urgenza che riporta l’Abruzzo nella fascia più a rischio, nonostante per il Comitato tecnico scientifico abruzzese la situazione stia migliorando. Ma l’udienza di oggi si concentrerà sui principi generali piuttosto che sui dati. E quella sulla zona arancione non è la sola iniziativa in solitaria della Regione nel mirino. La nuova legge urbanistica secondo il Governo avrebbe invaso la competenza esclusiva dello Stato. “Sono numerose le storture della legge – è intervenuta la consigliera regionale M5S, Barbara Stella -. Presenta profili d’incostituzionalità che vanno dalla sottrazione dei poteri ai Comuni, alla soppressione della partecipazione dei cittadini, fino ad ignorare aspetti di tutela del paesaggio in contrasto con il Codice dei beni culturali”.

Non solo. “La classe dirigente abruzzese continua a proporre misure ideate con i costruttori o a pensare le norme a beneficio dei furbi – spiega Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista -. Le norme urbanistiche dovrebbero servire a tutelare il paesaggio, a garantire città vivibili e a fermare il consumo di suolo. In Abruzzo si fa il contrario”.

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di Gaetano Pedullà

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