Nuovi diritti civili. Non può esserci sempre altro da fare. Ora è la pandemia, domani chissà. Così la Sinistra perde le sue battaglie

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Se la casa va a fuoco è evidente che, mentre questa brucia, si pensi a sedare le fiamme anziché a ritinteggiare le pareti. Prendendo in prestito questa metafora che ben rende il concetto di emergenza e immaginando la pandemia al pari dell’incendio divampante, mi chiedo perché il riconoscimento dei diritti civili debba essere considerato carta da parati. Orpello, non sostanza. Vezzo per perditempo salottieri di sinistra.

Nel dibattito pubblico lo spazio destinato allo “ius soli”, “legge Zan”, “legalizzazione della cannabis”, per citare solo alcune delle battaglie che urgono di essere combattute, nella narrazione utilizzata dalle destre, potrebbe essere sintetizzata così: “stranieri e gay, o stranieri gay, che si fanno le canne”. Insomma, le solite minoranze che si contrappongono alla supremazia e all’integrità dell’italiano etero.

Mia figlia, che di anni ne ha sette anni, potrebbe spiegare loro che sommando tante piccole cifre può venire fuori un numero molto grande. E, sì, si impara già in seconda elementare. Forse qualcuno deve averla fatta male. E aggiungerebbe, siccome in casa cresce a pane e rispetto per il prossimo, che le persone non sono numeri e che quindi sarebbe corretto difendere e battersi anche solo per una di loro.

Ma per chi queste cose non le ha recepite in ambito familiare, si può sempre contare – in modo particolare per coloro che si professano cattolici ortodossi – sulla preziosa funzione del catechismo. Ricordiamo ancora le giaculatorie di Salvini con il suo rosario. Ma qualcosa deve essere andato storto anche lì e io quelle brutte immagini ancora non me le tolgo dalla mente.

QUESTIONE DI (VERE) PRIORITA’. Torniamo all’incendio che deve essere spento. Non domani, non tra un po’, ma: subito! Evidente che una secchiata d’acqua non basterebbe e che a mani nude ci bruceremmo. Bisogna chiamare chi è formato a difenderci, chi dispone degli strumenti adeguati, chi sa distinguere un mestiere da una missione. Non mi aspetto certamente che la squadra di pompieri che spenga (subito!) le fiamme delle discriminazioni porti la tuta della Lega o di Fratelli d’Italia, consociamo le loro priorità programmatiche e non sono queste, mentre per noi sono anche queste.

Mi aspetto, senza troppi giri di parole, sia il PD – forte del “sodalizio” con il M5S – a farlo.
Le parole di Letta, se non restano una mera dichiarazione di intenti traducendosi invece in strategia politica, vanno proprio in questa auspicata direzione. C’è però una domanda che mi assilla da ore senza darmi pace ed è: se ci fosse qualche piromane nascosto tra i pompieri?
Anzi, se questo piromane – siamo sempre nel regno delle metafore, eh! – volesse addirittura capitanare la squadra?

Insomma, il “caso Boldrini” dovrà pure insegnarci qualcosa: ad esempio, metterci in guardia nella selezione dei nostri rappresentati politici che con troppa facilità predicano bene e razzolano male. Ma non solo noi abbiamo da imparare, anche lei. Cosa? A chiedere scusa. Ma mentre parliamo della deputata PD, la casa continua a bruciare. Speriamo non restino solo ceneri.