Nuovi limiti di Bruxelles alle lobby. Ma in Italia resta il Far West. Sì dell’Europa al registro dei portatori d’interessi. Mentre Roma da 40 anni non riesce a fare una legge

lobby Castaldo
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In Europa arrivano regole ferree per i lobbisti. L’Europarlamento ha dato il via libera al registro obbligatorio per la trasparenza, un progetto di accordo istituzionale approvato quasi all’unanimità in Commissione affari costituzionali. In Italia invece, dove il Parlamento da 40 anni tenta invano di regolamentare l’attività di lobbying, il progetto, nonostante tre proposte di legge, è ancora impantanato.

Dal 2012 è stato inserito nel codice penale anche il reato di traffico di influenze illecite, che punisce l’attività di mediazione illecita, una sfumatura della corruzione, ma a differenza di quello che accade in altri Paesi a Roma i rapporti tra politici e lobbisti restano appunto una giungla.

LA SVOLTA. In Europa, il 28 settembre 2016, la Commissione affari costituzionali ha presentato la proposta per l’accordo su un registro pubblico per la trasparenza obbligatorio per i rappresentanti di interessi che copra il Parlamento europeo, il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione europea. I negoziati interistituzionali sono iniziati nel 2018 e l’intesa è alla fine arrivata nell’attuale legislatura. Il principio generale del registro è quello della condizionalità: ogni istituzione farà della registrazione una condizione preliminare per l’esercizio di determinate attività di lobbying presso le istituzioni coinvolte.

Il Parlamento europeo, il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione europea condividono il segretariato che, a sua volta, ha più risorse a sua disposizione per verificare che le organizzazioni che si registrano rispondano ai requisiti richiesti. Sono inoltre richieste informazioni più dettagliate ai dichiaranti e il registro ha adottato una definizione più ampia di lobbismo, che copre le attività volte a influenzare i processi decisionali o la formulazione o l’attuazione di politiche o normative a livello dell’Unione europea.

Lo stesso registro sulle lobby sarà poi supervisionato dal consiglio di amministrazione composto dai segretari generali delle tre istituzioni. La segreteria del registro pubblicherà una relazione annuale indirizzata ai presidenti delle tre istituzioni e sarà pure possibile che altre istituzioni e agenzie dell’Ue e le rappresentanze permanenti degli Stati membri aderiscano al registro su base volontaria.

LE REAZIONI. Soddisfatti soprattutto i 5 Stelle, che hanno spinto molto per regolamentare l’attività dei lobbisti nell’Ue. “Finalmente, dopo quasi cinque anni dalla proposta della Commissione europea, arriva l’istituzione di un registro obbligatorio per la trasparenza – ha dichiarato il pentastellato Fabio Massimo Castaldo (nella foto), vice presidente del Parlamento europeo – una battaglia storica del Movimento 5 Stelle. Con 30mila lobbisti e almeno cinquecento sedi di multinazionali, Bruxelles è la capitale europea dei portatori di interesse”.

L’esponente del Movimento 5 Stelle ha quindi fatto notare che con tale registro si trasforma in obbligo un impegno che prima era previsto su base volontaria e che tale particolare garantirà maggiore trasparenza. “I cittadini – ha evidenziato il vice presidente del Parlamento europeo – saranno maggiormente tutelati con decisioni prese nell’interesse di tutti e non di qualche multinazionale”.

La registrazione sarà una condizione preliminare per l’esercizio di determinate attività di lobby presso le istituzioni europee e saranno ammesse solo le organizzazioni che rispondono ai requisiti richiesti. In Italia invece lo stesso dibattito sulla regolamentazione delle lobby sembra tristemente spento.

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