No all’obbligo vaccinale. Ma sugli under 12 la partita resta aperta. L’Ema non ha deciso. Sileri: bene immunizzare i bambini. Ma molti esperti invitano alla cautela

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“Ad oggi non è stata ricevuta alcuna richiesta di estensione dell’indicazione per un vaccino Covid-19 nei bambini di età inferiore ai 12 anni. L’Ema prevede che Pfizer presenterà i dati sui bambini di età compresa tra 5 e 11 anni all’inizio di ottobre e che i dati di Moderna saranno ricevuti all’inizio di novembre”. E’ quanto ha detto il direttore generale dell’Ema, Marco Cavaleri, responsabile strategia vaccini e terapie Covid dell’Ema.

Sileri: bene immunizzare i bambini. Ma molti esperti invitano alla cautela

Il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, conferma che non si va verso l’obbligatorietà del vaccino. “Questa dev’essere una extrema ratio. Al momento le vaccinazioni stanno andando molto bene. Peraltro, l’estensione del green pass credo che scongiurerà la possibilità di un obbligo vaccinale”. Sileri interviene sul dibattito aperto sui vaccini ai bambini. “Quando ci sarà il vaccino sotto i 12 anni lo farò fare ai miei figli, non ho alcun dubbio – spiega – è anche abbastanza fisiologico che aumentino i contagi nella popolazione pediatrica. Quando abbiamo il resto della popolazione vaccinato quella che non ha fatto il vaccino è più contagiabile e quindi circolerà più tra i giovani”.

L’orientamento sul vaccino per i bambini “è lo stesso di quello” che c’è “per i vaccini che abbiamo già a disposizione sopra i 12 anni. Quando avremo un vaccino approvato dagli enti regolatori sotto i 12 anni, varranno verosimilmente le stesse regole”. Favorevole al vaccino ai più piccoli è Giuseppe Mele, presidente della Società italiana medici pediatri (Simpe). “E’ importante che si vaccinino anche i bambini. Quando gli enti regolatori daranno il via libera – spiega – saremo sicuri che il vaccino funziona. Il virus sta circolando molto anche tra i bambini, che si ammalano meno rispetto agli adulti, a volte sono paucisintomaci e a volte asintomatici. Ma a volte c’è anche una situazione abbastanza seria con la malattia multisistemica pediatrica che interessa organi molto importanti. Accanto a questo – aggiunge – c’è anche il long Covid che in alcuni casi sta creando problemi a livello neuropsichiatrico”.

Chi corre veloce in direzione della somministrazione ai bambini è l’America. Il vaccino per i piccoli tra i 5-11 anni dovrebbe essere approvato nel giro di poche settimane e venire reso disponibile per l’inoculazione forse a novembre, ha detto Anthony Fauci. A pochi giorni dall’annuncio della Pfizer-BioNtech (leggi l’articolo) sui risultati positivi dei test del loro prodotto sui giovanissimi. I dati su efficacia e sicurezza del prodotto ai dosaggi ridotti per i bambini devono ancora venire esaminati dalla Food and drug administration (Fda). Ma il direttore di Niaid (l’Istituto nazionale delle malattie infettive americano) e consigliere del presidente Biden, ha osservato che per quanto riguarda l’autorizzazione “dovrebbe essere una questione di settimane, forse l’inizio di novembre perché so che la Fda vuole procedure con assoluta correttezza ma anche velocemente”.

C’E’ CHI DICE NO. Ma c’è chi sul vaccino ai bambini e alle donne in gravidanza frena. è il caso dell’Oms. “Di solito i vaccini sono sperimentati su persone giovani e adulte per garantirne la sicurezza, quindi per quanto riguarda l’uso di emergenza non ci sono studi sulle donne in gravidanza e questo è il motivo per cui le Agenzie regolatorie sono molto caute nel raccomandare il siero nei casi in cui una donna sia incinta”, ha detto Sylvie Briand, medico e direttore del dipartimento di malattie pandemiche ed epidemiche dell’Organizzazione mondiale della sanità. Che consiglia analoga prudenza sui bambini: “Dobbiamo analizzare rischi e benefici. La maggior parte degli studi ci dicono che il vaccino è efficace per questa malattia ma non per la riduzione delle infezioni quindi dobbiamo capire se il vaccino nei bambini può ridurre tali infezioni.

Al momento – ha ricordato Briand – il siero sta proteggendo soprattutto le persone che hanno malattie gravi ed è a loro che va destinata anche la terza dose, dando contemporaneamente priorità alla campagna vaccinale nei paesi poveri”. E il premier Mario Draghi ha annunciato che l’Italia donerà entro fine anno 45 milioni di dosi ai Paesi più poveri. Sulla terza dose invece gli esperti sembrano tutti concordi: sì per tutti ma non subito. Si mantengano, è l’opinione comune, le fasce indicate. Vale a dire fragili e immunodepressi. Anche per Sileri per ora è “prematuro” parlarne ma “credo che dovremo farla. Sul quando, la scienza dovrà dircelo. è evidente che c’è un calo dell’immunità nel corso del tempo, variabile da soggetto a soggetto. Però è verosimile – spiega – che nel tempo un richiamo dovremmo farlo tutti”.