Per Bruxelles è tempo di discutere sull’obbligo vaccinale. Von der Leyen: “Abbiamo una pandemia in corso e un terzo della popolazione europea non è vaccinata”

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“Fino a due o tre anni fa non lo avrei mai pensato ma è tempo di discutere sull’obbligo vaccinale”. È quanto ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nel corso della conferenza stampa dedicata all’emergenza Covid. Innanzitutto va detto che l’obbligo vaccinale “è competenza degli Stati membri, quindi non sta a noi dare raccomandazioni”, è stata la premessa della presidente della Commissione Ue rispondendo ad una domanda sull’opportunità dell’obbligo vaccinale.

“Se mi chiede la mia posizione personale – ha spiegato la von der Leyen -, due o tre anni fa non avrei mai pensato di vedere quello che vediamo adesso. Abbiamo una pandemia in corso, abbiamo i vaccini che salvano vite e che non vengono usati adeguatamente ovunque, e questo ha un costo sanitario enorme”.

Abbiamo, ha aggiunto la presidente, “un terzo della popolazione europea non è vaccinata”. “Si tratta di tante persone. Non tutti possono essere vaccinati ma la stragrande maggioranza può e quindi è comprensibile e opportuno avere il dibattito adesso su come pensare a introdurre un vaccino obbligatorio in Ue” ha osservato Ursula von der Leyen.

“L’Ue è una regione epidemiologica – ha detto ancora la numero uno della Commissione europea -, qualsiasi cosa facciamo e concordiamo come Ue deve essere centrato sulle persone, non e’ un discorso di frontiere. Il virus non si ferma alle frontiere”. “Fare test va bene, il tracciamento è importante”, ha aggiunto.

“Sui viaggi abbiamo sin dall’inizio voluto garantire la sicurezza dei movimenti. Lavoriamo a stretto contatto con gli Stati membri per continuare il coordinamento il più possibile”, ha invece spiegato la commissaria alla Salute Stella Kyriakides. “Gli scienziati dicono di non saperne abbastanza” su Omicron. “Servono due o tre settimane, che in pandemia sono un’eternità. Per questo la raccomandazione è vaccinatevi. Speriamo per il meglio, ma prepariamoci al peggio”.