Occhi nuovi con le staminali. Il trapianto ripara la cornea. La tecnica restituisce la vista senza recidive. Utilizzate cellule prelevate dallo stesso paziente

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Staminali che curano e ridanno la vista a chi ha la cornea danneggiata. Questa volta non sono false speranze, ma risultati concreti ottenuti su pazienti veri. Ben centododici, seguiti per dieci anni dai medici e i ricercatori italiani che hanno messo a punto il nuovo metodo, prelevando una briciolina risparmiata dalla lesione da uno dei due occhi del paziente. La tecnica, ideata e perfezionata da Graziella Pellegrini, coordinatrice della Terapia cellulare al Centro di medicina rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’università di Modena e Reggio Emilia, e da Michele De Luca, direttore del Centro è estremamente semplice e indolore per il paziente. Cuore del metodo sono le cellule staminali, appunto,  prelevate dal limbus, una zona della cornea facilmente accessibile attraverso un semplice prelievo di massimo due millimetri in anestesia locale.

Lesioni gravi – Dal tessuto le staminali vengono estratte e coltivate in laboratorio, dove riformano un epitelio corneale, cioè  il  foglietto più esterno della cornea perfettamente sano. A questo punto l’epitelio viene trapiantato nei pazienti. In più della metà dei casi trattati si è avuto il completo ripristino della superficie della cornea, che è tornata trasparente, tutti i sintomi sono scomparsi e, in assenza di altre patologie, i pazienti hanno recuperato completamente e stabilmente la vista. I dati mostrano che il successo della tecnica è legato a doppio filo con il numero di staminali adulte che si riescono a mantenere in coltura, ed è importante sottolineare che oltretutto non ci sono effetti indesiderati. E questo è un grosso punto a favore della tecnica. Non solo. Questa è la prima volta che si ottiene un successo così evidente, sia per la stabilità del risultato sia per la durata dell’osservazione clinica. Con un vantaggio non da poco, perché le cellule utilizzate sono autologhe, cioè del paziente stesso. E questo garantisce la perfetta compatibilità ed esclude il rischio di rigetto o la necessità di dover assumere farmaci immunosoppressori. Di fatto, il metodo è una speranza concreta per chi deve sottoporsi a un trapianto di cornea. Ogni anno in Italia si eseguono oltre seimila interventi.

Candidati ideali – I candidati a questo tipo di tecnologia sono i pazienti che non potrebbero essere trattati con il solo trapianto di cornea perché andrebbero incontro a ripetute recidive. La tecnica attribuisce altri punti alla medicina rigenerativa ormai considerata veramente la medicina del futuro. Anche se da molti viene ancora vista con sospetto. Perché è personalizzabile, viene fatta con le nostre cellule, con il nostro genoma, e non ci sono eventi avversi. Inoltre le terapie con questa metodologia abbaterebbero pure i costi  che un paziente deve affrontare per trattamenti che spesso non sono adeguati e che hanno bisogno di altri interventi. Con uno stress per la salute e per le tasche.