Dario Carotenuto, capogruppo del M5S in commissione Lavoro alla Camera, i dati Istat ci dicono che nel 2025 circa il 10,2% degli occupati è a rischio povertà. Il problema dei salari bassi può davvero essere superato con gli incentivi inseriti nel decreto governativo?
“Questo è l’ennesimo provvedimento che il governo Meloni ci propone sul tema del lavoro a scopo puramente propagandistico, che viene annunciato alla vigilia della Festa dei lavoratori ma che non metterà un centesimo in più nelle loro tasche. Ma noi diciamo che quella è la priorità, perché 6,2 milioni di persone, nel nostro Paese, pur lavorando magari dalla mattina alla sera, non arrivano a guadagnare 1.000 euro al mese: parliamo del 25% del totale degli occupati, uno su 4. Una enormità che è anche uno schiaffo alla Costituzione. Solo lunedì scorso l’Istat ha rilevato come tra il primo trimestre 2021 e il quarto del 2025 le retribuzioni contrattuali si sono ridotte del 7,8% in termini reali. Davanti a questi numeri drammatici, in gran parte maturati in questa legislatura, un esecutivo serio, invece di fare propaganda e vaneggiare di ‘salario giusto’, avrebbe dovuto rispondere con la proposta di un salario minimo legale che, mi permetto di ricordare, esiste in 22 Paesi europei su 27 ed ha aiutato a contrastare l’inflazione, come ci dicono illustri economisti. Qui da noi, invece, siamo ancora costretti ad ascoltare la fake news di meloniani, leghisti e forzisti che, mentendo sapendo di mentire, vogliono far credere ai cittadini che l’introduzione di questa misura farebbe abbassare i salari. Una vera e propria eresia”.
Nel 2025 l’occupazione è cresciuta fino al 62,5% con circa 24,1 milioni di occupati, ma con una dinamica particolare: aumentano i contratti stabili e gli autonomi, mentre si riducono quelli a termine e crescono gli inattivi. Allo stesso tempo, nei primi mesi del 2026 la crescita rallenta e l’occupazione resta sostanzialmente stagnante. Come legge questi dati e quali le risposte che la politica dovrebbe mettere in campo?
“Per prima cosa come dicevo bisogna alzare strutturalmente i salari bassi. E, come principio, serve attuare una seria politica di redistribuzione della ricchezza: non è più tollerabile che, mentre i poveri diventano sempre più poveri, i benestanti vedono crescere i loro conti in banca. I dati ci dicono che oggi il 48% della ricchezza nazionale è in mano al 5% degli italiani: inaccettabile. Sono anni che ci sentiamo ripetere da Meloni&Co. che sul lavoro va tutto a gonfie vele, ma i numeri analizzati in dettaglio svelano il loro bluff: il tasso di disoccupazione, che la presidente del Consiglio rivendica di aver portato al livello più basso di sempre, è tale perché in questi anni c’è stata una crescita esponenziale degli inattivi. Secondo l’ultimo report diffuso ieri dall’Istat, oggi in Italia circa 12,6 milioni di persone, di cui 6,3milioni di età compresa fra i 15 e i 34 anni, non studiano né lavorano. Sono numeri da recessione.Anche sul presunto livello più basso della disoccupazione giovanile, è bene ricordare a Meloni che tra marzo 2025 e marzo 2026 gli occupati tra i 15 e i 34 anni sono diminuiti di 159mila unità. La verità è che in questi anni l’occupazione è stata trainata quasi esclusivamente dagli over 50. Il motivo è semplice: la stretta di Meloni e Giorgetti sulla possibilità di pensionamento anticipato, culminata con l’aumento dell’età pensionabile nell’ultima legge di Bilancio, pur dopo anni di promesse di cancellare la legge Fornero”.
L’Italia resta tra i Paesi europei con un’occupazione femminile più bassa e con forti squilibri nei ruoli apicali, dove le donne sono ancora una minoranza. Il governo Meloni affronta davvero il tema della qualità del lavoro femminile e dello sfondamento del “tetto di cristallo”?
“A questa favola secondo cui con questo governo, guidato per la prima volta nella Storia d’Italia da una donna, la condizione delle donne e delle lavoratrici è migliorata forse non crede più neppure Giorgia Meloni. Con l’ultima Manovra hanno cancellato Opzione donna, l’unica misura previdenziale esistente volta a mitigare gli effetti della legge Fornero, e l’Istat, in un report pubblicato proprio ieri, ha scritto nero su bianco che in Italia il tasso di occupazione femminile è ancora oggi inferiore di quasi il 18% rispetto a quello degli uomini. Non solo: siamo il Paese europeo con il valore più basso, inferiore di circa il 9% rispetto alla Spagna, del 13% rispetto alla Francia e del 20% rispetto alla Germania. Quanto al divario salariale, il cosiddetto gender gap, nel privato le donne guadagnano circa il 17% in meno dei colleghi maschi. Di cosa stiamo parlando?”.
Secondo gli ultimi dati Inail nel 2025 in Italia si sono registrate oltre 1.090 vittime complessive sul lavoro, di cui 792 durante l’attività lavorativa e quasi 300 nel tragitto casa-lavoro, mentre nei primi mesi del 2026 gli infortuni restano in aumento. Di fronte a numeri ancora così elevati, il governo sta davvero facendo della sicurezza una priorità strutturale o continuiamo a intervenire solo dopo le tragedie, senza incidere sulle cause profonde?
“Abbiamo avuto settantadue morti registrati nei primi due mesi del 2026, che salgono a 102 includendo gli infortuni in itinere; 1.450 nel 2025, una media di quasi 4 al giorno. E ognuno di essi lascia un dolore e un trauma incommensurabile nelle loro famiglie. Perché una morte sul lavoro è tra le più inaccettabili. È evidente a tutti che sulla sicurezza sul lavoro il governo non ha fatto abbastanza. Anche la tanto decantata patente a crediti si è rivelato un clamoroso flop. Serve una svolta per fermare questa infinita scia di sangue Per tale motivo abbiamo depositato, a prima firma Barzotti, una proposta di legge al fine di modificare il decreto 81/2008, il Testo unico sulla sicurezza. Tra le altre cose, prevede l’istituzione di un Piano straordinario nazionale per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro che rafforzi il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; una reale attuazione del cosiddetto diritto all’autotutela in presenza di situazioni di rischio grave; l’istituzione del salario minimo legale, perché i dati ci dicono che dove c’è sfruttamento è più alto il pericolo di infortunarsi e morire sul lavoro. Ricordiamoci sempre, e lo ricordi in particolar modo il governo, che la dignità del lavoro non è un privilegio ma un diritto riconosciuto dalla nostra Costituzione”.
Nel 2025 le nascite sono scese a circa 355mila, con un calo del 3,9% e un saldo naturale negativo vicino alle 300mila unità, confermando un inverno demografico sempre più grave. Tra le cause – evidenzia l’Istat – ci sono la precarietà del lavoro e le difficoltà di accesso alla casa, che spingono i giovani a rinviare o rinunciare ai figli. Il governo Meloni ha annunciato un piano casa e incentivi alla natalità: è la direzione giusta?
“Al di là degli annunci roboanti, in questi anni il governo è andato in direzione ostinata e contraria rispetto a ciò che realmente sarebbe servito e tuttora servirebbe alle famiglie italiane. Abbiamo addirittura sentito esponenti di maggioranza dire che la maternità doveva tornare a essere la ‘massima aspirazione per le ragazze’. Poi però, tanto per dirne una, FdI, Lega e Forza Italia hanno bocciato la pdl unitaria delle opposizioni per l’introduzione di un congedo paritario obbligatorio appigliandosi alle coperture finanziarie, mentre nel 2025 il nostro Paese spendeva 45 miliardi di euro per la Difesa. Noi diciamo sempre: è una questione di priorità o, se vogliamo, di cambio di paradigma. Lo abbiamo dimostrato con il reddito di cittadinanza quando tutti dicevano che non c’erano i fondi per finanziarlo ma li abbiamo trovati. Quindici anni fa, Germania e Francia si trovavano nella nostra stessa situazione, con una popolazione sempre più anziana e nascite in calo: hanno introdotto poderosi investimenti nel sociale, aiutando economicamente le famiglie, per acquistare casa, per crescere i figli in modo dignitoso, hanno potenziato i congedi, intensificato la rete degli asili nido e così hanno risalito la china”.
Invertire la tendenza, dunque, è possibile, basterebbe copiare.
“Il Ministro Roccella ha fatto solo tanto rumore con dichiarazioni e polemiche inopportune e sterili posizioni ideologiche, quando invece sarebbe stato necessario capire che la nascita non è un evento ‘privato’ ma sociale, e lo Stato deve farsene carico. Quando Meloni e i suoi lo capiranno, purtroppo, sarà troppo tardi”.