Oggi la decisione sul congresso del Pd. Commissione convocata per le 18. Poi la discussione ad oltranza

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Fabrizio Gentile

Ipotesi 15 dicembre per il congresso del Pd, ma l’intesa ancora non c’è e sull’assemblea pesa l’incognita del numero legale. La seconda settimana di dicembre: potrebbe essere questa la data delle primarie per il congresso dei Democratici. L’ipotesi è circolata ieri a margine dei lavori che hanno visti impegnati i ‘guru’ delle diverse aree politiche. Oggi alle 18 è convocata la commissione del congresso, che rischia di concludersi in contemporanea con la decisione della giunta per le elezioni sul caso Berlusconi.
Le posizioni rimangono ancora distanti sul nodo dei congressi locali. Matteo Renzi vorrebbe partire con il congresso nazionale. Ordine invertito per la maggioranza del partito, che vuole tenere invece prima le assise locali e poi quella nazionale. La differenza non è da poco. C’è di mezzo il controllo della ‘macchina’ partito e un probabile slittamento dei tempi per la partita della leadership. Ma intanto si addensano i timori dei Democratici di ogni appartenenza sulla conduzione dell’assemblea nazionale di venerdì e sabato prossimi. E’ chiamata a modificare diversi articoli dello statuto, come recita l’ordine del giorno. Operazione per la quale è prevista una procedura simile a quella dell’articolo 138 della Costituzione. Serve cioè la maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea, con la possibilità di un referendum se non c’è la maggioranza dei due terzi (in base all’articolo 42). Ma degli oltre mille componenti dell’assemblea eletta nel 2009 molti si sono allontanati dal partito. Bisogna contare poi i deputati uscenti, che non ne fanno più parte. E il fatto che i renziani, siano sottostimati rispetto alla consistenza che hanno in Parlamento. Lo stesso numero legale, riferiscono alcuni parlamentari, è a rischio. Come se non bastasse, a complicare le cose ci si mette il fatto che la presidente Rosy Bindi è dimissionaria. A fronte di divisioni interne, dunque, la seduta si esporrebbe facilmente a ricorsi e contenziosi. Questo obbliga a raggiungere un’intesa che sia la più ampia possibile. Ma ieri sera, nonostante l’ottimismo di facciata, le posizioni erano ancora distanti.