Olimpiadi, parla Giovanni Caudo. L’ex assessore di Marino attacca: “Progetto al ribasso con i soliti interessi di parte”

di Giorgio Velardi
L'intervista

Giovanni Caudo, professore all’Università Roma Tre, è stato assessore all’Urbanistica con Ignazio Marino. Un punto fermo dell’amministrazione dell’ex sindaco di Roma. Il progetto di Roma 2024? “Un connubio al ribasso tra luoghi sportivi da recuperare e interessi edilizi di parte”, spiega Caudo.

Come giudica la decisione della giunta Raggi di dire “no” a Roma2024?
Politicamente è una scelta inevitabile, la sindaca avrebbe potuto già farla da tempo. Peraltro, come noto, i Cinque stelle avevano votato “no” alla delibera relativa alla candidatura. Il progetto del comitato però era senza ambizione per la città e bisognava cambiarlo. La Raggi non ha avuto la forza di farlo, ma sarebbe stata la scelta giusta per chi governa una città come Roma, già candidata e in corsa. Bisognava avere un’idea di città, e quella non c’era. Per me è questa la colpa più grande e la cosa che più mi preoccupa.

Lei e Marino volevate “le Olimpiadi per la città e non la città per le Olimpiadi”. Sappiamo com’è andata. Dal suo punto di vista, così com’era stato pensato dal comitato promotore, questo evento avrebbe davvero rilanciato la città?
No, il progetto era un connubio al ribasso tra luoghi sportivi da recuperare e interessi edilizi molto di parte. Non c’era la città, che era usata solo per il progetto olimpico di pochi. Un dossier come questo non si valuta su quanto costa ma su cosa lascia alla città: in questo caso l’eredità per Roma era uno studentato universitario. Troppo poco per un’Olimpiade.

Peraltro, lei e l’ex sindaco avevate cercato di spiegare i disagi che la scelta di Tor Vergata, area individuata da Malagò e Montezemolo, avrebbe provocato. Poi cos’è successo?
Si sono impuntati su quella scelta, sono andati avanti senza condividere il progetto con la città. Oggi entrambi pagano anche quell’errore. Sarebbe niente se non fosse che a rimetterci da atteggiamenti estremi – si ma solo lì, no a prescindere – è Roma. Un chiaro esempio di decisioni che questa città continua a subire. Decisioni prese da fuori.

Perché, secondo lei?
Non saprei esattamente, ma mi ha sempre incuriosito che qualsiasi cosa si proponga a Roma, dallo Stadio al villaggio olimpico, prima o poi qualcuno la vuole realizzare lì. Ci sono riusciti con le vele di Calatrava, un’opera inutile che ci è costata a oggi quasi 300 milioni. L’unico che ha avuto un vantaggio è la compagine di imprese tra cui la Vianini (società del gruppo Caltagirone, ndr), che opera in quel cantiere.

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Il Pd, che oggi si scaglia contro la sindaca, ha le sue colpe?
Sì. Non ha mai spiegato alla città perché i suoi consiglieri hanno unito la loro firma dal notaio a quella dei consiglieri di destra per far dimettere un loro sindaco eletto. Tutto il resto è conseguenza di questo errore politico. Il Pd di Roma oggi è come un ponte senza appoggi, sospeso sul vuoto e sulla realtà. E invece servirebbe ricominciare a fare politica proprio da qui: dalla realtà.

Si può davvero governare Roma senza le pressioni dei cosiddetti “poteri forti”?
Nella mia esperienza ho incontrato solo poteri deboli, tanto sono deboli tanto più si mostrano arroganti. Il potere più debole di tutti però è la politica, quella che decide per la città e non per le convenienze di pochi. A Roma si può fare, lo abbiamo fatto, e se ti mandano a casa mai rinunciare: bisogna riprovarci.

Oggi però c’è una nuova amministrazione.
Roma non merita questo modo di governare, rischiamo di scivolare ancora di più nell’impoverimento. Non c’è una contrapposizione tra le buche e le Olimpiadi. Per governare anche le buche devi avere una visione di cosa è la città di dove vuoi che vada, e a quell’idea orientare anche la riparazione delle buche come dei grandi eventi. Peraltro a Roma c’è un grande evento ogni domenica e ogni mercoledì con le adunanze di Papa Francesco. Ma la Raggi non se n’è accorta.

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