Oltre 800 emendamenti, per la manovra serve la fiducia

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di Angelo Perfetti

La manovra di Bilancio esce rafforzata in ogni sua parte. Ne è convinto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini, che spiega: “Sotto il profilo fiscale con la concentrazione del cuneo, come deciso al Senato, e il nuovo fondo introdotto alla Camera per ridurre, dal prossimo anno, le imposte sul lavoro e sulle imprese utilizzando i risparmi di spesa e quelli provenienti dalla lotta all’evasione, e poi con la nuova fiscalità federale sugli immobili, più bassa e più equa. Con misure importanti sull’equità sociale, quali la risoluzione di una quota importante di lavoratori esodati, senza occupazione e senza pensione”. Misure di sostegno, continua, “alle famiglie povere, rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga.
E poi più risorse per l’Università e le borse di studio, per gli specializzandi, i precari della scuola e della giustizia delle aree del Mezzogiorno in gravi difficoltà. Importanti misure sull’accesso al credito delle imprese con una strategia delle garanzie pubbliche, dal fondo per le piccole e medie imprese a quello sui progetti, dal contributo ai Confidi all’intervento di Cassa Depositi e prestiti per ampliare la possibilità di concedere prestiti. Insomma – conclude il sottosegretario – un lavoro difficile ma con risultati positivi che potranno accompagnare la transizione dalla grande crisi della Finanza Pubblica, indotta anche dalla prolungata recessione, alla ripresa economica prevista per il prossimo anno, seppure lenta e progressiva. Dopo anni di interventi correttivi lacrime e sangue, si tratta della prima manovra di restituzione fiscale, anche se contenuta, e di sostegno al superamento della piu grave recessione dal dopo guerra”. Peccato però che tutta questa bontà non sia riconosciuta dai parlamentari: sono infatti oltre 800 gli emendamenti presentati dai gruppi parlamentari nell’Aula della Camera, a cui si aggiungono i quattro al ddl di Bilancio. Ciò rende assai probabile il ricorso alla questione di fiducia.

Le parole di Letta
Per il premier, nella legge di stabilità “ci sono tutte cose che vanno nella direzione giusta senza sfasciare i conti perché noi dobbiamo essere come una normale buona famiglia italiana che investe e spende senza sfasciare i conti e senza rimettersi a fare i debiti. Questa legge di stabilità comincia a dare risposte. Non è possibile fare tutto insieme, ma l’inversione di tendenza c’è, e porterà più calore sociale e più crescita. Un punto nel 2014, 2 nel 2015”.

Il cronoprogramma
Dopo il primo round di discussione avviato ieri, la richiesta potrebbe arrivare nella mattinata di oggi, con il voto di fiducia fissato quindi 24 ore dopo, venerdì. Secondo il regolamento di Montecitorio, il parere dell’Aula sul provvedimento vero e proprio slitterebbe così a sabato, con il trasferimento al Senato lunedì 23 dicembre.

I contenuti
Nel testo la rimodulazione della web tax, resa “più leggera” dopo il no di Matteo Renzi alla prima versione dell’emendamento Pd, caldeggiato dal presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia. Sotto il pressing del nuovo segretario, è stato lo stesso Boccia che a tarda notte, come ultimo atto prima di conferire il mandato al relatore, ha proposto la riformulazione che cancella l’obbligo di aprire una partita Iva italiana per tutte le imprese, compresi i colossi mondiali del calibro di Google o Amazon, che effettuano commercio elettronico ‘’diretto o indiretto’’. L’obbligo resta solo per chi usufruisce di spazi pubblicitari, così come restano le tutele del diritto d’autore e le nuove norme sulla tracciabilità. Il testo che uscirà da Montecitorio prevede anche la nascita del nuovo atteso Fondo per la riduzione del cuneo fiscale alimentato con le risorse della spending review e della lotta all’evasione, sponsorizzato con forza dalle parti sociali. La norma arriva però in una versione anche in questo caso ‘light’. La platea dei destinatari è infatti allargata da lavoratori e imprese anche a pensionati, artigiani e professionisti e le risorse che confluiranno nel Fondo saranno comunque quelle che “avanzeranno” rispetto agli obiettivi primari del rigore dei conti e delle spese inderogabili. Da qui probabilmente lo scetticismo ribadito ancora una volta con forza dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, secondo il quale le risorse destinate alla riduzione del cuneo sono “assolutamente insufficienti”.