Omicidio Meredith, assolti Amanda e Raffaele. La Cassazione chiude l’oscura vicenda: non hanno commesso il fatto

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Chi ha ucciso Meredith Kercher non lo sapremo mai. Perché alla fine dell’iter processuale Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati assolti definitivamente dalla Cassazione. C’è invece la condanna antecedente all’ivoriano Rudy Guede per concorso in omicidio. Concorso con chi? Il processo non ha fornito le risposte che i genitori della ragazza inglese, in Erasmus in Italia, e uccisa a Perugia il 1 novembre del 2007, cercavano. C’è invece la condanna per Amanda a tre anni per calunnia a Patrick Lumumba, all’epoca dei fatti datore di lavoro in un pub della ragazza americana che lo tirò nell’inchiesta facendolo arrestare. Rilasciato, poco dopo, perché completamente estraneo alla vicenda. Una calunnia che ora costa caro, ma alla fine risulta  indolore per la Knox che rischiava una pena ben più grave.

SALVI GLI EX FIDANZATI
La quinta sezione penale della Cassazione ha annullato la sentenza dell’appello bis che si era concluso con la condanna dell’americana a 28 anni e mezzo e dell’informatico pugliese a 25 anni. Secondo la Cassazione i due ex fidanzati non hanno commesso il fatto. Una vicenda lunga otto anni. Prima la condanna, poi l’assoluzione in appello. Successivamente la Cassazione decretò la ripetizione dell’appello in cui, poi, Amanda e Raffaele sono stati condannati. Nella tarda serata, intorno alle 22,30, la parola fine e la liberazione per i due ragazzi. Esulta anche Giulia Bongiorno, avvocato di Sollecito: “E’ stata una battaglia durissima, era pacifico che Sollecito è innocente, e questa Cassazione ha avuto il coraggio di affermarlo. Ora Raffaele torna a riprendersi la sua vita”. Sorrisi anche da parte degli avvocati della ragazza americana che ha atteso la sentenza nella casa di famiglia a Seattle: “Nessuno deve pagare”, hanno commentato a caldo i legali, “Hanno fatto completamente il loro dovere. E’ stato uno scontro duro ma leale”.

I VOLTI DELLA DELUSIONE
“L’assoluzione di Amanda secondo me è un errore giudiziario”. A parlare non sono i legali della vittima inglese, ma è Patrick Lumumba che non si sofferma sulla condanna per calunnia nei suoi confronti della ragazza statunitense, ma sul fatto principale che si chiude fornendo poche risposte. Almeno fino a quando non verranno pubblicate le motivazioni. Quel giorno è atteso anche dal procuratore generale di Perugia che non aveva certo richiesto l’assoluzione: “Sono curioso di leggere la sentenza”, ha detto il sostituto procuratore generale di Perugia Giancarlo Costagliola, “ “Prendo atto della decisione e ho il massimo rispetto per le decisioni della Corte”. Delusione, e non poteva essere altrimenti, per Francesco Maresca, legale della povera Meredith: “Si tratta di una verità difficile da digerire per la famiglia, per noi che l’abbiamo difesa e per i giudici che hanno emesso i verdetti di condanna”.

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di Gaetano Pedullà

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